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La Germania esporta più del dovuto senza rispettare i patti europei. E nessuno parla di egoismo nazionale.

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La Germania esporta più del dovuto senza rispettare i patti europei. E nessuno parla di egoismo nazionale.

In piena e sistematica violazione degli accordi europei la Germania, dal 2010, accumula surplus delle partite correnti (saldo export-import beni e servizi) per un valore di oltre il 6% del suo PIL, superando la soglia limite imposta dall’UE. Il 2015 si chiude per il commercio tedesco con un surplus commerciale 248 miliardi di euro, pari all’8,8% del suo pil.
L’unico parametro economico di Bruxelles (ossia il limite al surplus commerciale del 6% sul PIL) che sembra avere una certa razionalità viene violato sistematicamente da Berlino, per accumulare capitali in patria per sottrarre  quote di mercato a danno delle economie europee del sud del continente.
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E’ bene ricordare che i surplus delle partite correnti cinesi sono di gran lunga inferiori rispetto a quelli della Germania, pertanto, anche in questo caso, la retorica europeista secondo la quale “uno Stato sovrano e piccolo da solo non può sopravvivere perchè abbiamo la Cina, fa acqua da tutte le parti. Il principale problema, per i Paesi sud europei, NON è la Cina” ma è proprio all’interno del continente, ovvero la Germania. Non a caso Prodi, colui che ci ha portati nel “fantastico” mondo dell’euro, affermò che con la lira i tedeschi non potevano accumulare surplus commerciali e che ora la vera Cina era proprio la Germania.
Tecnicamente, i clamorosi surplus tedeschi a danno dei Paesi vicini, si spiegano con una sola parola: EURO. La condivisione della stessa moneta tra l’Italia, Spagna, Grecia e Germania, ad esempio, provoca delle distorsioni di competitività, essendo in presenza di economie ed apparati industriali totalmente diversi. Per i Paesi del sud Europa la moneta unica è eccessivamente rivalutata e per recuperare competitività all’interno del mercato europeo, in assenza di moneta sovrana flessibile, occorrerà flessibilizzare il lavoro, ovvero riduzione salari, precarietà e deprimere la domanda interna (austerità competitiva, come mostrato anche nel modello Mundell-Flemming in presenza di cambio rigido). Nel caso tedesco invece, l’euro risulta una moneta svalutata rispetto all’ex Marco e l’accumulo di surplus commerciale, oltre la soglia europea del 6% si spiega perchè la moneta unica ha di fatto BLOCCATO la rivalutazione di un’ipotetica moneta sovrana tedesca, permettendo di esportare, in rapporto al PIL, in quantità superiore a quello cinese. La dinamica e la logica del commercio internazionale prevede che, ad un continuo aumento dell’export, la moneta della nazione esportante venga richiesta dalla controparte che importa e ciò faccia di conseguenza aumentare la quotazione della moneta del Paese che esporta, mentre il contrario accadrà per i Paesi che importano in misura maggiore di quanto esportano.
In sostanza, la flessibilità tra diverse monete appartenenti ad un insieme di Paesi, nel commercio estero, rappresentano quell’importante riequilibrio competitivo che evita polarizzazioni commerciali (deficit e surplus tra il nord ed il Sud Europa nel nostro caso fino al 2002) e soprattutto non obbliga gli Stati del sud Europa a dover recuperare competitività tramite la compressione della domanda interna. Fattore che sta comportando all’intero continente il propagarsi della disoccupazione, con il risultato che l’intero continente è piombato nella deflazione, il che sta rendendo la traiettoria debito-pil sempre più insostenibile. E’ altresì bene notare che la svalutazione dell’euro sul dollaro non può per nulla attutire questi gap di competitività tra il Sud e il Nord Europa, perché tale problema è proprio all’interno del commercio intraeuropeo. Per queste ragioni e fenomeni descritti, la Germania NON ha nessuna intenzione di abbandonare l’area euro, altrimenti si ritroverebbe i suoi prodotti non più competitivi mentre per l’Italia varrebbe l’opposto. E infatti ai tempi della lira e soprattutto fuori dallo SME i dati erano ben diversi:
10547678_10152309313243860_2748363355089835560_n germany italy sladi La Germania, per concludere, sarebbe disposta a condividere parte dei suoi surplus miliardari con il resto dell’Europa in difficoltà? Molto probabilmente no. Quindi, chiunque parli di Stati Uniti d’Europa ed egoismi nazionali, oltre a mentire, vuole l’esatto contrario, ovvero la polarizzazione dell’Europa, con una Germania sempre più dominante. Ma il conto arriverà presto anche per Berlino, perchè distruggendo le economie vicine, distrugge anche i suoi acquirenti. E infatti l’ultimo dato relativo all’ultimo mese del  2015 segna un calo della produzione industriale tedesca del -2,2% rispetto a dicembre 2014.
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L’economia NON e’ mai a senso unico…

 

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