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LA DEMOCRAZIA E’ UN REGIME PER ELITE AUTOREFERENZIALI di Paolo Savona

 

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L’ondata di fango sul popolo inglese, descritto come una maggioranza di vecchi ignoranti e una minoranza di giovani “Erasmus” intelligenti, perché si sono permessi di votare contro la permanenza nell’Unione Europea (dell’Europa culturale e geografica fanno comunque parte) è sorprendente. Si sostiene che indire un referendum su argomenti che il popolo non può capire, denota lo stato comatoso in cui versa la teoria e la pratica democratica. Giuliano Ferrara e Maurizio Crippa hanno lanciato un primo grido di allarme su questo quotidiano.

Il popolo, non solo inglese, è solo preoccupato del suo futuro e i disoccupati e risparmiatori anche del loro presente; ha perso fiducia sulla capacità degli attuali governanti di gestire la difficile situazione interna e internazionale e non resta a esso che una sola possibilità: mandare messaggi forti alla politica. I gruppi dominanti, attraverso i loro mercenari culturali, reagiscono secondo gli schemi tradizionali antidemocratici: negano che il popolo capisca e sappia quindi scegliere bene, auto eleggendosi gli unici capaci di capire e di scegliere.

Da dove attingano questo loro primato resta da dimostrare. La democrazia boccheggia ed è iniziata una nuova fase storica che muove verso una dittatura neofascista mascherata da democrazia “indiretta”. Che le élite siano capaci di comprendere e di agire meglio del popolo è una vecchia idea che risale fino a Platone, i cui pericoli Popper (e non solo lui) ha ampiamente denunciato. Rispetto alle élite di oggi vi è una non piccola differenza: Platone parlava di conoscenza e la distingueva dalle opinioni, che tanto abbondano, e ha insegnato al mondo qualcosa di meglio in tanti campi; in particolare si è fatto paladino del detto di Socrate che l’unica cosa che dovremmo sapere è che non sappiamo; i gruppi dirigenti attuali e i mercenari della loro quasi dittatura sostengono invece di sapere e sostengono che sanno, pretendendo per giunta di obbligare gli altri ad accettare le loro idee.

Questa “svolta” andava maturando da tempo soprattutto in Europa, sostenendo che l’unificazione del Vecchio Continente non doveva tenere conto della volontà popolare, ma di quella delle élite che affermano di sapere ciò che è meglio per i cittadini e gli Stati. Non di rado il ceto medio le segue e, se qualcuno è talmente abile da promettere un futuro radioso e viene creduto, anche il ceto meno abbiente le segue in cerca di una sicurezza che la democrazia nelle sue forme distorte non è in condizione di garantire.

L’Europa marcia imperterrita verso il ripetersi dei suoi errori. Il suo DNA lo pretende. Sono certo che gli inglesi faranno valere le loro eccellenti tradizioni in materia di sistemi di libertà e di buone istituzioni che li garantiscono. Speriamo che l’Europa sappia trarne le dovute conclusioni. E’ pur vero che l’Europa “ufficiale” continua a procedere imperterrita sulla vecchia strada dell’espropriazione delle sovranità nazionali senza saperle rendere, come dovrebbe, meglio gestite. Tutto ciò continuerà finché il popolo non disarcionerà i suoi dirigenti, come avvenuto nel Regno Unito.

C’è solo da augurarsi che i costi da pagare non siano troppo elevati.

Paolo Savona, Il Foglio 5 luglio 2016

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