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LA CRISI DEL SISTEMA BANCARIO DI SAN MARINO: UNA SOLUZIONE FUORI DALL’ORDINARIO

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Recentemente le cronache finanziarie sono state percorse dalla notizia di una possibile crisi del sistema finanziario della Repubblica di San Marino, l’antico libero stato incastonato nel territorio della repubblica Italiana.

Le notizie si sono fatte più preoccupanti negli ultimi tempi . Il problema, come in Italia, è costituito dalle sofferenze e dai crediti di dubbia esigibilità, i famosi NPL; not performin loans, che hanno foderato anche le banche italiane, in special modo MPS, BPVI, VB ed Unicredit.

Il volume dei crediti in sofferenza è dubbio: esistono voci veramente preoccupanti che indicherebbero un valore di 2 miliardi. I dati ufficiali della Banca  Centrale di San Marino invece indicano un valore pari al 17,6%, in linea con i dati italiani, per un valore opari a 626 milioni di euro.

Il valore accertato dalla Banca Centrale sarebbe già piuttosto grave, come lo è in Italia (siamo a valori doppi della media UME), ma vengono ulteriormente aggravati dall’andamento della raccolta e degli impeghi (cioè dei prestiti), come indicato dalla seguente tabella (Fonte BC San Marino report primo trimestre 2016).

bcsan-marinoLe banche di San Marino purtroppo stanno vedendo un calo della raccolta (- 5 % in meno di un anno) ed un calo negli impieghi (-8,5% dal 30/6/2015 al 31/3/2016). Il primo calo è da imputarsi alla “Normalizzazione” del sistema creditizio e fiscale della Repubblica del Titano, ormai non più un rifugio fiscale e colpito dalle ripetute “Voluntary disclusure” (leggi condoni) italiane, il secondo calo è legato al rallentamento del ciclo economico italiano. Purtroppo questo secondo elemento ha come effetto l’impossibilità di di diluire, con nuovi prestiti , la quantità di NPL (sofferenze e crediti di dubbia esigibilità) presenti nel sistema: infatti in un’economia in crescita lo sviluppo del settore del credito stesso premetterebbe di incrementare, in modo naturale, gli impieghi, rendendo quindi meno rilevanti i suoi effetti. D’altro canto non vi è neppure una spinta inflazionistica, in questo momento, tale da alleggerire il problema tramite il suo lento annacquamento.

Il sistema creditizio richiede comunque una soluzione, che potrebbe avvenire attraverso tre vie:

a) via esterna con la cessione sul mercato dei NPL ;

b) via interna , con la gestione interna delle sofferenze.

La soluzione a) è quella seguita, ad esempio, per le 4 banche italiane “Risolte” e per Monte dei Paschi di Siena. Si tratta di una soluzione rapida, ma assolutamente NON indolore. Tutto dipende dal grado di copertura delle sofferenze e , quindi , dalla loro anzianità.  NPL vecchi possono essere ammortizzati per valori superiori al 60%, per cui le perdite in caso di realizzazione  saranno limitate, considerando che il valore medio di realizzo delle sofferenze sul mercato è del 17%. Purtroppo anche le sofferenze più vecchie ed ammortizzate verranno a generare perdite all’atto della cessione.  Anzi la soluzione della cessione potrebbe essere la peggiore in quanto :

  • attualizza tutte le perdite possibile nella gestione  delle sofferenze, che diversamente potrebbero essere distribuite nel tempo;
  • riduce i ritorni rispetto ad una gestione diretta, anche assistita, in quanto bisogna considerare la presenza dei margini commerciali dei gestori professionali di NPL e dei loro collaboratori;
  • interrompe ogni possibile sviluppo commerciale con le controparti di questi crediti.

Il problema evidenziato al primo punto è quello più rilevante ed è quello che, oggettivamente , ha condotto al fallimento delle quattro banche “Salvate” con il bail – out e che rendo così difficile la solzuione della crisi del Monte Paschi. Attualizzare tutte le perdite , cioè scontarle tutte al momento attuale, può letteralmente cancellare il patrimonio netto della banca, portando al fallimento dell’istituto o alla necessità di pesanti ricapitalizzazioni.

La soluzione b) però presenta comunque delle difficoltà: la banca dovrebbe comunque gestire in modo separato, con enti simili alla GACS utilizzate da alcune banche italiane , le sofferenze, in modo da separarle dai bilanci ordinari. Come finanziare quindi la gestione interna delle sofferenze? 

Noi pensiamo che questa gestione diluita delle sofferenze sia possibile attraverso:

  • un rafforzamento della patrimonializzazione attraverso la conversione premiata di alcune categorie di obbligazioni , o tramite limitate operazioni di capitalizzazione;
  • tramite l’emissioni di obbligazioni a lungo- lunghissimo termine con interessi limitati, ma rese attraenti tramite l’utilizzo di altri fattori di marketing finanziario.

Concentriamoci sul secondo punto, che risulterebbe effettivamente innovativo. L’operazione verrebbe finanziata da titoli a lunga scadenza, dai 40 ai 50 anni, che potrebbero avvantaggiarsi dalla situazione peculiare di interessi ridotti, causata dalla politica monetaria espansiva della BCE. Ricordiamo che titoli di stato italiani, cinquantennali, messi recenetemente sul mercato , hanno ottenuto un’ottima ricezione dal mercato ed hanno pagato un rendimento pari a solo 2,58%. Il titolo centennale dell’Irlanda paga un interesse del 2,85%.

Però anche il 2,56% rischia di essere troppo per i titoli di banche in difficoltà come quelle sanmarinesi. Inoltre l’emittente non sarebbe uno stato, ma alcuni istituti di credito privati, quindi con un livello di sicurezza inferiore.

Per contenere i rendimenti al di sotto dei titoli di stato bisognerebbe utilizzare altri strumenti di marketing finanziario, fra i quali potremmo indicare:

  1. l’emissione di titoli materializzati ed al portatore. Questo tipo di obbligazioni ormai è marginale, data la tendenza alla dematerializzazione, ma sicuramente potrebbe avere un grosso successo come riserva di valore materiale in momenti in cui detenere liquidità viene ad avere un costo. Un titolo al portatore potrebbe sostituire le riserve di liquidità perfino di molti isituti di credito di area tedesca che si vedono caricati rendimenti negativi , quindi una oggettiva tassazione, da parte della BCE per io depositi overnight. I requisiti di sicurezza e di condivisione informativa sarebbero comunque garantiti dalla registrazione dell’incasso delle cedole sul titolo.
  2. introducendo nell’obbligazione una previsione di copertura, anche parziale, del caso di rottura dell’eurozona. Ad esempio il titolo potrebbe prevedere un rendimento premiale in caso di applicazione della “Lex monetae” e quindi con la conversione forzata in un’altra valuta. questo tipo di prodotto avrebbe sicuramente un’attattiva, soprattutto ora che la moneta unica è messa in discussione da più parti. Anzi, considerando l’orizzonte temporale così ampio del titolo, la previsione di una possibile conversione appare quasi ovvia. Il titolo inoltre verrebbe ad occupare un vuoto nell’offerta finanziaria , vuoto creatosi dopo il fallimento dei cosiddetti “Quanto” CDS, nati per coprire i rischi di eurobreak e che avevano avuto così successo all’epoca della prima crisi greca.

Un prodotto di questo genere potrebbe permettere al sistema creditizio del Titano di rifinanziarsi a tassi estremamente favorevoli sostenendo la ristrutturazione delle sofferenze bancarie.

Vedremo presto quale sarà la scelta della Banca Centrale di San Marino, e come guiderà gli isituti fuori dalle sabbie mobili della crisi.

 

 

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