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La confusione del sindacalista: in risposta al Segr. Gen. della CGIL Stefani (di Massimiliano Zanoni)

 

 

Nonostante i frequenti pellegrinaggi cui ci costringono le riforme tanto care al ministro del lavoro, ogni tanto riesco a passare per case e a buttare un occhio al Sabato Sera.
Questa volta ci trovo un intervento a tutta pagina del Segretario Generale della CGIL, sig. Stefani,  (“La quarta rivoluzione industriale…) in cui lui sottolinea “la polarizzazione esagerata della ricchezza,  in continua espansione”. Rimarcando che “ciò rischia di ridurre la sicurezza garantita dallo stato sociale che il ceto medio si era costruito in 40 anni”- creando un diffuso sentimento di vulnerabilità.
L’analisi è corretta, se non altro anche Stefani vede quello che vediamo tutti, i fatti. Del resto non era difficile dopo che Piketty ha scritto mille pagine sul tema, nel suo ‘Il capitale nel XXI secolo’.
Semmai stona per quel ‘rischia’, parendo a noi non un fenomeno potenziale ma attualissimo.
Quello che segue nel suo intervento invece, è comprensibile solo a raffinati cultori del surrealismo.
Stefani infatti, getta tutte le colpe sulla ‘4° Rivoluzione Industriale’ che, automatizzando molte attività, cancellerebbe posti di lavoro, e sulla politica “assente e priva di idee”.
Naturalmente non passa per la mente ad un dirigente del primo sindacato dei lavoratori, di prendersi un po’ di quella responsabilità, per aver appoggiato, senza remore, un meccanismo che scarica sulle spalle dei lavoratori tutto il peso delle crisi economiche – la moneta unica – costringendoli a svalutare il loro lavoro rendendolo più flessibile e precario.
Né gli preme di ricordare che una delle firme sotto quelle riforme, causa di tanti disagi e vulnerabilità, è quella di un nostro concittadino.
Per cercare di “ricomporre il valore del lavoro lungo la filiera globalizzata” (nemmeno al corso di Strategia in Bocconi parlano cosi)  anche Stefani fa la sua proposta: occorrono più investimenti per aumentare la produttività “confidando nelle opportunità offerte dal Trattato di Stabilità” (ci piacerebbe proprio sapere quali).
Capite? Secondo il sindacalista il lavoro è vessato dalle macchine che automatizzano le attività prendendo il posto dei lavoratori e la sua soluzione sarebbe investire maggiormente nell’automazione per aumentare la produttività.
In piena e acclarata crisi di domanda, l’unica idea che viene in mente al sindacato dei lavoratori, è un intervento sul lato dell’offerta.
Sono basito, per la contraddizione logica prima ancora che per la posizione politica.
Vi pare troppo chiedere a chi si occupa di lavoro e parla di Industria 4.0, di conoscere qualcosa di Economia 1.0?
Perché, se questo è il livello di chi ha il ruolo di difendere i lavoratori a casa nostra, verrebbe voglia di citofonare Trump.

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