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La BCE scopre l’acqua calda: L’Italia cresce meno da quando c’è l’euro.

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L’Italia da quando ha adottato l’euro si sia impoverita non c’è ombra di dubbio, sia per reddito procapite che dal lato della competitività, principalmente con il suo competitor principale ovvero la Germania.
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Ma le motivazioni della BCE sul disastro economico italiano sono fuori luogo:
1: L’Istituto di Francoforte ha affermato che malgrado la libera circolazione di capitali stranieri, non vi è stata una  crescita reale per i  paesi riceventi.
Ma proprio qui è il punto, la libera circolazione dei capitali, dal Nord al Sud Europa grazie all’assenza di rischio cambio dovuta all’euro ha di fatto drogato le economie di questi Paesi “meno ricchi”, distruggendone le competitività e di conseguenza le loro produzioni  locali, spingendo la popolazione ad importare, (finanziando le esportazioni dei paesi creditori) in maniera sconsiderata con soldi “facili” (caso greco) sfociata in una crisi da debito PRIVATO e non pubblico, come ammesso proprio dal vice della BCE Vitor Constancio. O come il  finanziamento di  bolle, come quella immobiliare in Spagna. L’Italia ha subìto parte di questi due cicli economici prima espansivi e poi recessivi.
2: I motivi di una mancata crescita italiana dovuti a cali di produttività o assenza di una vera concorrenza, come affermato sempre dalla BCE,  sono in realtà fattori legati all’offerta mentre la crisi italiana ed europea che colpisce i paesi mediterranei sono da imputarsi ad una crisi da DOMANDA. Quindi aumentare la produttività o aprire un’azienda in 24 ore non servirebbe a nulla se a causa dell’austerità, legata alla logica dell’euro, la domanda di beni e servizi è in perenne decrescita. L’austerità competitiva, ovvero disoccupazione e precarietà per ridurre redditi e salari al fine di limitare le importazioni e rendere l’export più competitivo, sono una realtà che hanno portato l’Italia e l’Europa intera alla deflazione e ben lontani da una minima inflazione prevista dalla BCE del 2%.
La realtà dei fatti è un’altra, l’Italia  ha perso di più tra gli altri Paesi, dall’adozione dell’euro proprio per la sua politica nazionale super europeista, obbedendo sempre a tutte le imposizioni di Berlino e Bruxelles.
A differenza dalla Spagna e Francia, il nostro Paese è quello che ha sempre rispettato i limiti del deficit – pil per fare un esempio e visto le prove, l’obbedire al rigore europeo non porta certamente a miglioramenti economici.
I motivi della crisi italiana citati dalla BCE sono quelli che hanno trovato proprio la loro attuazione nel nostro Paese e con i ovvi risultati nefasti.
Forse se l’Italia non avesse seguito alla lettera i diktat della BCE, avrebbe goduto di una migliore salute economica…

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