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Italicum 2.0: la legge elettorale per il nuovo Hitler

Contrariamente al luogo comune Hitler non andò al potere con elezioni democratiche. Il sistema elettorale proporzionale puro non gli diede mai la maggioranza dei seggi. Con l’Italicum 2.0 di Renzi Hitler avrebbe ottenuto invece la maggioranza dei seggi e formato un governo monocolore.

Nella vulgata dei – si fa per dire – democratici di casa nostra (leggi: seguaci del PD renziano) la democrazia diretta è una robaccia brutta e pericolosa. Gli stessi idio-democratici quando vogliono fare la figura dei sapientoni citano la solita storia di Barabba e Gesù (nella loro ignoranza una folla di fanatici radunatisi in piazza è rappresentativa di tutti gli elettori, incluse casalinghe e pensionati) o la salita al potere di Adolf Hitler “con elezioni democratiche” come esempio degli orrori del voto popolare. Il loro ideologo Eugenio Scalfari si lancia addirittura in elogi sperticati della salvifica oligarchia unico baluardo contro populismi e nazionalismi, arrivando a sostenere arditi postulati come il disinteresse e la difesa degli interessi generali che le oligarchie anteporrebbero ai lori interessi. Ora, l’analisi logica non è il forte dei piddini, figuriamoci se azzeccano qualcosa di analisi storica.

Chiariamo subito due fatti:

  1. Hitler non andò affatto al potere per via democratica, grazie alla legge elettorale proporzionale allora e tuttora in vigore in Germania
  2. Hitler sarebbe invece andato al potere per via democratica se la Germania avesse avuto l’Italicum nella versione corretta preannunciata oggi dal PD in funzione anti-M5S: senza ballottaggio, con premio di maggioranza.

La storia è maestra (se non siete piddini):

  1. Hitler perse largamente l’elezione presidenziale del 1932 contro Hindenburg, avendo contro la maggioranza della società civile e dei partiti politici.
  2. Il Partito Nazionalsocialista NSDAP ottenne sì la maggioranza relativa alle elezioni politiche federali del luglio 1932 col 37.8% sia dei dei voti che dei seggi, 230 su 608, ma – proprio grazie al sistema proporzionale – non riuscì a formare un governo a causa dell’opposizione di quasi tutti gli altri partiti.
  3. Alle nuove elezioni politiche del novembre 1932 Hitler perse moltissimi voti ma ottenne ancora la maggioranza relativa col 33.1% raccogliendo solo 198 seggi.
  4. Le oligarchie, ovvero massoneria internazionale, industriali, magnati della stampa, grandi banche e multinazionali inglesi e americane, scelsero Hitler in funzione anti-bolscevica e lo fecero nominare cancelliere da Hindenburg. I nazisti approfittarono subito della situazione e si impadronirono dei centri di potere con la forza, sfruttando il false flag dell’incendio del Reichstag; 
  5. Le elezioni del 1933, le ultime fino alla morte di Hitler, videro violenze, omicidi di oppositori, propaganda martellante del NSDAP al potere e un controllo capillare del voto da parte delle milizie naziste SA e SS che avevano preso addirittura funzioni di polizia, seggio per seggio, con brogli e intimidazioni. Nonostante tutto Hitler ottenne sì la maggioranza relativa col 43,9% ma non vinse nemmeno queste elezioni, dato che non ebbe i seggi sufficienti a formare un governo (288 contro 342 necessari). Nemmeno contando i 52 seggi del Deutschnationale Volkspartei, DNVP, Hitler avrebbe avuto la maggioranza parlamentare. La cosa è secondaria perché instaurò la dittatura e abolì le elezioni. Questa è la storia.

 

È evidente – se non siete piddini – che Hitler non andò al potere per via democratica, anzi: le leggi elettorali democratiche allora in vigore impedirono ad Hitler di formare un governo per tre elezioni consecutive, nonostante la sua maggioranza relativa. Al contrario, Hitler salì al potere grazie a quelle oligarchie tanto amate da Scalfari e dai piddini. Oligarchie che non a caso durante il fascismo furono in camicia nera. Allora contro i bolscevichi anti-sistema, oggi contro i “populisti” anti-UE e anti-finanza.

Considerate ora cosa accadrebbe se un novello Hitler si facesse strada in un’Italia impoverita dall’austerità e dalla deflazione come la Germania di Bruning del 1930-32. Il partito nazionalsocialista prese nel luglio 1932 il 37,4% e 230 seggi su 608. Con l’Italicum 2.0, senza ballottaggio, Hitler avrebbe ottenuto il premio di maggioranza e formato un governo nazista monocolore. La distorsione del sistema democratico messa in essere da Renzi otterrebbe proprio l’effetto paventato dai diversamente intelligenti del PD quando blaterano di democrazia diretta.

Una legge proporzionale con premio di maggioranza, peggio se di lista e senza ballottaggio eliminerebbe del tutto la possibilità per gli elettori di votare al secondo turno contro uno schieramento non gradito, ovvero a favore del meno peggio. Lo capirebbe chiunque – tranne i piddini, naturalmente.

E … se fosse proprio questo l’obiettivo delle oligarchie attuali? Eliminare uno ad uno pesi e contrappesi, garanzie democratiche e costituzionali per arrivare alla dittatura “per via democratica”, chiamandola “rafforzamento della democrazia” come fa oggi l’ineffabile ex caporedattore di Roma Fascista, Eugenio Scalfari? Riflettete su questo. Se non siete piddini, ovviamente.

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