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MOZIONE URGENTE DELLA SENATRICE DE PIN SULLA CRIMEA

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FIRMATARI : DE PIN , SIMEONI , CASALETTO, PEPE.

Premesso che:

  • La Crimea è una penisola ubicata sulla costa settentrionale del Mar nero ed è abitata da due milioni di persone di diverse etnie: la maggioranza della popolazione (58%) è composta da Russi e la restante parte da Ucraini. I tartari sono l’etnia musulmana della Crimea ed oggi rappresentano il 12% della popolazione. La Crimea rappresenta da sempre un nodo centrale per la Russia, data la posizione geografica e considerato il fatto che consente alla federazione stessa di mantenere un importante presidio sulle coste che si affacciano sul Mar Nero e garantendo, in generale, alla marina uno sbocco anche sul Mediterraneo. La città di Sebastopoli, nella zona sud occidentale della Penisola, è sede di una delle quattro flotte della marina militare russa e ospita 11.000 effettivi e circa 60 navi;

  • la Crimea è stata annessa all’impero russo nel 1783 durante il regno di Caterina la grande e, successivamente, nel 1954 la penisola è stata donata dal presidente dell’Unione Sovietica Nikita Kruscev (che era Ucraino) al governo di Kiev, senza che fosse tenuto in conto il parere e l’orientamento della popolazione. Nel 1991 divenne Repubblica autonoma di Crimea, pur rimanendo parte dello Stato Ucraino;

  • nel marzo 2014, mediante un referendum, il popolo di Crimea ha manifestato la volontà a costituirsi in uno Stato indipendente. Tale decisione è stata preceduta il 4 marzo 2014 dalla richiesta del parlamento della Crimea, approvata con 78 voti su 81, che la repubblica – qualora fosse divenuta indipendente – potesse entrare a far parte della Federazione Russa. Tale decisione non è stata riconosciuta dagli Stati Uniti d’America e dall’Unione Europea che hanno considerato la votazione “illegale”;

  • l’articolo 10, comma 1 della nostra Costituzione recita quanto segue: “L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute”, pertanto, per effetto del predetto articolo il principio dell’autodeterminazione dei popoli contenuto nella Carta delle Nazioni Unite – in quanto norma del Diritto Internazionale – fa parte integrante e sostanziale della nostra Carta Costituzionale;

  • la U.E. e l’Italia hanno palesemente ignorato la manifestazione di volontà quasi unanime sia del Parlamento che del popolo della Crimea, disconoscendo altresì le ragioni storico-culturali di questa scelta;

  • a seguito della crisi politico-militare con l’Ucraina, a partire dal mese di marzo 2014, l’Unione Europea ha promosso una serie di misure restrittive sia diplomatiche che economiche contro la Russia in risposta all’annessione della Crimea;

  • tra le sanzioni introdotte ci sono diverse misure diplomatiche, come la sospensione del vertice UE e Russia, i colloqui bilaterali tra i Paesi membri e Mosca e la sospensione dei negoziati relativi all’adesione della Russia all’OCSE e all’Agenzia Internazionale per l’energia;

  • la Russia costituisce un soggetto di fondamentale importanza negli equilibri non solo europei ma globali; l’Italia stessa intrattiene con la Russia, da lungo tempo, un partenariato strategico basato su interdipendenza e interessi comuni. Negli ultimi anni, le relazioni tra i due Paesi, poi, si sono ulteriormente consolidate, al punto da potersi qualificare come “relazioni privilegiate”.

  • Le sanzioni economiche poste dall’Unione Europea sono costate all’Italia circa 3,6 miliardi di euro di export. Secondo il conteggio della Cgia di Mestre “L’export italiano verso la federazione Russa- che è l’effetto delle sanzioni economiche che l’Ue ha introdotto nel 2014 verso Mosca (prima a luglio, poi rafforzate a settembre), che poi hanno portato all’embargo di reazione da parte della Russia (da agosto)- ” è passato dai 10,7 miliardi del 2013 ai 7,1 miliardi di euro del 2015 (-34 per cento). Nel comparto agroalimentare l’embargo totale in Russia, è costato al nostro Paese, per il 2015, circa 240 milioni di euro; i prodotti agroalimentari Made in Italy più colpiti sono stati l’ortofrutta, la carne ed i prodotti lattiero-caseari.

     

     

  • Lombardia (-1,18 miliardi), Emilia Romagna (-771 milioni) e Veneto (-688,2 milioni) sono le regioni che con l’introduzione del blocco alle vendite hanno subito gli effetti negativi più pesanti: oltre il 72 per cento del totale del calo dell’export verso la Russia ha interessato questi tre territori. Dei 3,6 miliardi di minori esportazioni, 3,5 sono ascrivibili al comparto manifatturiero. I macchinari (-648,3 milioni di euro), l’abbigliamento (-539,2 milioni di euro), gli autoveicoli (-399,1 milioni di euro), le calzature/articoli in pelle (-369,4 milioni di euro), i prodotti in metallo (-259,8 milioni di euro), i mobili (-230,2 milioni) e le apparecchiature elettriche (-195,7 milioni) sono stati i settori dove i volumi di affari in termini assoluti hanno registrato le contrazioni più importanti. La Coldiretti lamenta il fatto che l’agroalimentare è l’unico settore con un embargo totale, costato 400 milioni.
  • La Russia, che nel 2013 era l’ottavo paese per destinazione dell’export italiano, è diventata nel 2015 tredicesima ed è stata scavalcata dalla Polonia, dalla Cina, dalla Turchia, dai Paesi Bassi e dall’Austria.

Preso Atto:

  • delle dichiarazioni del capo della diplomazia UE Federica Mogherini riguardante la Crimea e pubblicata sul sito web della Commissione Esteri ove si afferma che la UE resta fermamente impegnata per la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina e non riconosce la riunificazione della Crimea con la Russia, proseguendo nell’inasprimento delle sanzioni; affermando, infine, che: “L’Unione Europea riconosce e continua a condannare questa violazione del diritto internazionale. Si tratta di una sfida diretta alla sicurezza internazionale, con gravi conseguenze per l’ordine giuridico internazionale che protegge l’unità e la sovranità è di tutti gli Stati”;

  • In conseguenza a ciò la già grave situazione economica conseguente all’embargo russo non potrà che peggiorare;

  • tali sanzioni non possono considerarsi la modalità ottimale per la soluzione dei problemi, per i sacrifici che impongono alle popolazioni che le subiscono e ai Paesi che le attuano;

tutto ciò premesso, l’interrogante chiede al Presidente del Consiglio dei Ministri ed al Ministro degli Esteri, se non ritengano urgente:

  1. attivarsi presso il Governo ed il Parlamento Nazionale e le Istituzioni Europee per la revisione dei rapporti tra l’Unione Europea e la Federazione Russa, evidenziando i danni alla nostra economia provocati dalle scelte scellerate ed irresponsabili, anche alla luce della sicurezza internazionale;

  2. condannare la politica internazionale dell’Unione Europea nei confronti della Crimea, fortemente discriminante ed ingiusta sotto il profilo dei principi del Diritto Internazionale, chiedendo di riconoscere la volontà popolare espressa dal Parlamento della Crimea e dal suo popolo attraverso un referendum;

  3. chiedere l’immediato ritiro delle sanzioni alla Russia che stanno comportando gravi conseguenze alla nostra economia, soprattutto nella Regione Veneto, i cui effetti sono destinati ad essere irreversibili e duraturi nel tempo;

  4. esprimere forte preoccupazione per le recenti dichiarazioni dell’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, riguardante la Crimea ed auspicare, invece, la ripresa del dialogo con la Federazione Russa e la mitigazione della conflittualità anche per rafforzare la sicurezza internazionale nella lotta al terrorismo;

  5. promuovere e rafforzare un’azione politico-diplomatica verso la Russia e l’Ucraina al fine di ottenere il superamento dello stato di tensione e di crisi ed un’adeguata tutela dei diritti umani delle persone e delle minoranze;

  6. aprire in sede europea un confronto su possibili misure compensative adeguate a sostenere le imprese e i sistemi di filiera più colpiti dagli effetti dell’embargo russo.

Roma, 18 maggio 2016

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