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Industria italiana, di male in peggio. Ultimi dati.

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Altro pesante colpo per l’industria italiana, sotto l’era dell’ottimismo rappresentato con le riforme Renzi, a partire dal Jobs Act. Ad agosto gli ordinativi industriali sono crollati segnando un -5-5% su base mensile e con esso anche il fatturato  è calato, segnando un -1,6% (fonte Istat).
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Proprio per l’effetto riforme al fine di recuperare “competitività” tra i mercati internazionali, le performances  più negative che hanno contribuito ad affondare i dati sull’industria italiana, si sono registrate nel campo della domanda interna rispetto a quella estera. Rispettivamente per gli ordinativi industriali, il calo più pesante è stato del -7.4% per il mercato interno mentre del -2,8% per quello estero, stessa tendenza per il fatturato, che ha registrato una prestazione negativa sempre con il mercato interno del -2-2% ed estero del 0,5%.
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Da notare, che la flessione maggiore si registra nel settore del nostro tessile nazionale, (-6,4% sempre ad agosto su base annuale) quello più esposto alla concorrenza estera e penalizzato sia dall’euro che erode competitività che dalle recenti decisioni dell’UE di rimuovere qualsiasi forma di protezione doganale dai Paesi del sud est asiatico, i quali attuano un vero e proprio effetto dumping.  Non a caso, proprio nel mese di agosto, l’UE ha siglato un accordo di libero scambio con il Vietnam, principale Paese esportatore di tessile.
Tutto ciò è segno che il mercantilismo, volto a sacrificare la domanda interna per quella estera, sta funzionando, viste per performances peggiori registrate nel mercato interno rispetto a quello estero,  trascinando il Paese nella disoccupazione crescente e deflazione.

 

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