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IL SUCCESSO “ORWELLIANO” DELLE BAD BANK ALL’ITALIANA

1984

Quello che è accaduto ieri con la conclusione dell’accordo in sede europea per la soluzione ai crediti deteriorati delle banche italiane da parte di Padoan mi ha ricordato una scena del film “Orwell 1984”, fedele trasposizione del romanzo “1984”: il protagonista lavora al MinVer, che è il ministero che si occupa di modificare il passato per renderlo coerente con il presente, ed a un certo punto gli arriva la notizia che la razione di cioccolato per il popolo calerà dal 30% al 25%. Il problema è che sull’organo di informazione ufficiale pochi mesi prima si era assicurato con dichiarazione ufficiale che non si sarebbe mai scesi sotto la soglia del 30%. Il protagonista quindi da indicazioni di modificare questa previsione (modificando il testo del vecchio articolo) in: il Partito dichiara che ci sono buone prospettive che la razione di cioccolata possa aumentare dal 20% al 25%. Il giorno dopo, mentre si reca al lavoro, lo speaker ufficiale, che legge in continuazione le cifre della produzione (sempre in aumento) dichiara: viste le eccezionali performance produttive il Partito ha deciso di aumentare la razione di cioccolata portandola al 25%. Giubilo tra la folla.

Ecco, l’accordo europeo mi ricorda tanto la razione di cioccolata: siamo andati in Europa per sostenere la creazione di una bad bank che raccogliesse tutti i crediti deteriorati per poi cartolarizzarli in tre diverse tipologie e, con la garanzia dello Stato ad un costo ragionevole, piazzarli sul mercato degli investitori professionali. Siamo tornati lieti di un accordo che ci impone la creazione di tante bad bank quante sono le banche in difficoltà, che veicola i crediti deteriorati solo di quella banca dividendoli in tre tipologie di rischio e, esclusivamente per quelli con più possibilità di recupero e che ottengono un rating “investment grade” da un’agenzia di rating indipendente (c.d. titoli senior), può chiedere la garanzia dello Stato a costi di mercato che vanno man mano a crescere più passa il tempo. Nonostante le dichiarazioni di Padoan felice che lo Stato non subirà oneri, ma ci guadagnerà in commissioni, e l’affermazione che adesso il sistema può ripartire, abbiamo ulteriormente ridotto e non aumentato il margine di manovra per liberare le banche delle loro sofferenze.

Per le banche infatti nulla cambia, se non in peggio: chi aveva la maggioranza di crediti sufficientemente garantiti potrà cartolarizzarli con un rating abbastanza alto e, probabilmente, potrà fare a meno di spendere per ottenere anche la garanzia dello Stato, visto la buona qualità del sottostante. Chi invece aveva crediti scarsamente garantiti o privi di garanzia reale, non otterrà se non per una minima parte di essi il rating sufficiente per ottenere la garanzia dello Stato, di cui avrebbe disperato bisogno, e si troverà penalizzato nel piazzare i titoli creati, per cui otterrà un prezzo che porterà la propria bad bank a sostenere la perdita da ulteriore svalutazione del credito, perdita che sarà la banca cedente a dover ripianare, creando un buco nel proprio bilancio. Insomma tanto movimento per ritornare al punto di partenza con un peggioramento: i crediti, ormai prezzati dal mercato, dovranno essere corretti a quel valore sui bilanci, esponendo l’istituto ad un più alto rischio di dover ricorrere al bail-in.

Tutto questo è talmente chiaro al mercato che, appena conosciuti gli estremi dell’accordo europeo, i titoli bancari italiani hanno incassato perdite pesanti, con Unicredit ad esempio che ha perso il 3%.

Un successo veramente orwelliano…

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