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Il debito di Roma. Il punto della situazione.

Patto-di-stabilità
Sul debito di Roma, che tocca quasi 14 mld, occorre fare delle precisazioni e chiarimenti.
Dividere le voci di debito, quelli legati ai tassi di interesse sui mutui con le banche per aver effettuato investimenti. E in questo caso si deve richiedere una grossa riduzione del pagamento sugli interessi, anche perchè in questo momento siamo in deflazione. Ma occorre capire se i mutui sono stati contratti a tassi fissi o variabili.
I debiti invece contratti con i fornitori dei servizi per la Capitale, invece vanno saldati perchè questi debiti, sono in realtà i crediti per l’economia reale, ossia gli stipendi dei lavoratori, fattore principale di finanziamento dei consumi interni e creazione di posti di lavoro. Basti pensare al credito di che vanta l’azienda dei trasporti che serve le periferie TPL che dal 2000 matura un credito di 120 mln con il Comune di Roma dal 2000 ed ora i conducenti protestano perche’ da due mesi senza stipendio. Ma anche il caso Atac, in debito perchè tra i vari motivi, matura un credito di circa 1 mld con il Comune e la Regione Lazio. Pagare tutti i fornitori di Roma Capitale in realtà è un investimento per l’economia reale della città, che risponderà nell’avere maggiore occupazione, consumi, aumento dei clienti per usufruire dei servizi e maggiori entrate per le casse di Roma senza dover aumentare le aliquote. 

Al contrario, tagliare i servizi, non pagare i fornitori, sarà ed già è purtroppo, fattore recessivo per l’economia cittadina, e Roma per dover ottemperare al principio del pareggio di bilancio ed arginare il debito crescente, dovrà aumentare le aliquote fiscali, innescando quel circolo vizioso recessivo per l’economia che alimenterà il debito in correlazione ai redditi dei romani sempre in diminuzione.
In ultima analisi, proprio il pareggio di bilancio ed il patto di stabilità sono fattori che concorrono all’aumento del debito e non alla sua diminuzione, proprio per il fatto che queste misure d’austerità deprimono l’economia cittadini, con i danni descritti sopra, ossia innescando quel circolo di tagli, mancati pagamenti, riduzione dei redditi, minori introiti per i servizi comunali ed il comune in risposta all’economia in recessione, deve aumentare le aliquote, generando maggiore riduzione dei redditi con i problemi che ne derivano e sopra citati.

Basti pensare che nel  patto di stabilità interno del Comune di Roma ci sono 500 mln congelati, cifra che si è formata per i mancati pagamenti alle aziende fornitrici del Comune, perchè questo vincolo non permette di saldare ad inizio dei lavori e non ammette pagamenti dopo il 31 dicembre dell’anno in cui si è stipulato il contratto con il fornitore dei servizio. Quindi per terminare i lavori, nell’anno dopo Roma deve, o tagliare un altro servizio, o aumentare la pressione fiscale oppure non saldare l’azienda fornitrice lasciando il lavoro incompleto.
E’ il calo dei redditi, ovvero la povertà ad essere il vero fattore debitogeno, tendenza confermata dall’avvitamento dell’economia greca sotto la spirale debito-austerità.
Ora i tassi della BCE sono perfino negativi, Roma potrebbe finanziarsi direttamente dall’istituto di Francoforte addirittura guadagnandoci, in attesa che l’Italia torni alla sua sovranità monetaria. Ma prima ancora la Capitale deve liberarsi dal cappio del patto di stabilità interno.

 

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