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I GIOVANI, LA GENERAZIONE CHE NON VEDE ALTERNATIVA.

senzalavoro

Non voglio essere troppo formale. La situazione lo richiede, ed ho deciso di scrivere in prima persona. Da ventenne sono rimasta sinceramente sconcertata da certe dichiarazioni post-Brexit. Perchè tengo a specificare la mia età? Perchè queste dichiarzioni sono state pronunciate in larga maggioranza proprio da miei coetanei oltre che da coloro che speravano nella vittoria del “remain”. Affermazioni del tipo “La scelte lasciate in mano al popolo sono rischiose e pericolose”, “I vecchi non dovrebbero decidere”, “Oddio e ora come facciamo con l’Erasmus?!?!?”. Allora mi sono posta delle domande. Come mai la mia generazione, nata con il naturale diritto all’istruzione, ed in possesso di uno dei più potenti e completi mezzi di informazione quale Internet, non riesce dati questi presupposti a comprendere che il momento per liberarsi è arrivato? Che sono talmente schiavi da non poter più nemmeno sperare di avere un lavoro degno delle proprie aspettative in Italia e che per questo sono costretti ad andarsene spesso per lavare i piatti all’estero guadagnando due spiccioli? Cosa li rende così tanto lobotomizzati da non riuscire a vedere le sbarre di ferro della gabbia che li circonda, e che addirittura fa loro credere che l’andarsene, il fuggire, il mandare a quel paese la propria patria, i propri genitori, i coetanei che rimangono e i propri concittadini sia la vera libertà?

Da questo punto di vista mi verrebbe seriamente da pensare che è fatta, che il neoliberismo non essendo solo un concetto economico ma anche ideologico ha vinto.
Ho cercato di dare una risposta a queste domande e confrontandomi con persone di altre generazioni ho trovato una chiave di lettura ad una situazione che a volte mi sembra quasi impossibile da decifrare e comprendere. Le passate generazioni hanno vissuto altre epoche, altre economie, altri stili di vita. Molti di loro sono tuttavia conformi a quello che vige ora e sono convinti che la concorrenza, il libero mercato nobilitino la nostra nazione, pur distruggendola. Ma posso assicurare che molti altri hanno capito, e facendo un confronto con altre epoche da loro vissute (anni ’80 per esempio) vedono l’abissale differenza con l’oggi. Mentre per quelle generazioni, trovare un lavoro degnamente retribuito e mantenersi era una cosa naturale, semplice anche per chi non aveva fatto l’Università (cosa del tutto legittima che non definisce affatto l’ignoranza o meno della persona, come oggi vorrebbero farci credere alla luce della votazione inglese), per i loro figli adesso il futuro si è ribaltato: spesso sono sottopagati, stanno per essere licenziati e se già non lo sono, sono precari. E per i loro nipoti ancora peggio. Uno scenario che non voglio nemmeno provare a descrivere. E’ questa (quella dei figli e dei nipoti), la generazione del blackout mentale, la mia generazione. Noi non abbiamo vissuto gli anni della vera prosperità, della crescita, non li abbiamo visti, ne abbiamo solo sentito parlare. Non abbiamo visto l’alternativa, non sappiamo cosa c’è al di fuori della gabbia dell’UE, o meglio per usare una metafora acculturata (così da rendere comprensibile il concetto anche ai “semicolti”, tifosi dell’Erasmus e del sistema economico che sta distruggendo il loro futuro) non sappiamo e non riusciamo ad immaginare cosa può esserci al di fuori della caverna, quella del mito di Platone, incatenati come siamo, nella vana ammirazione di un sogno europeo che non esiste, nè mai è esistito.
Spesso mi viene naturale deludermi e arrabbiarmi contro la generazione a cui appartengo. Poichè è vero che non abbiamo visto un mondo diverso con modelli economici, politici e sociali differenti, ed è vero anche che siamo stati rimbecilliti (passatemi il termine) fin dalla nascita dalla retorica del “quanto è bella l’Europa dei popoli” presente non solo in televisione ma anche in tutti i libri scolastici dall’infanzia fino alle superiori, per non parlare di quelli accademici e delle lezioni in facoltà, dove gli anni di politiche economiche criminali come quelle della Thatcher e di Regan vengono osannati e dove il massimo dei personaggi invitati a convegni e seminari sono “artisti” come Albano, vecchi politici vicini al governo in carica o, peggio ancora, grandi manager di gruppi finanziari internazionali.
Ma per me non è ammissibile. Non posso arrendermi al fatto che i miei coetanei non siano abbastanza in gamba o coraggiosi da togliersi la benda che hanno sugli occhi, da uscire dalla caverna. Che dicano che la democrazia è pericolosa, quando è la più grande conquista dei loro nonni, che dovrebbero ringraziare ogni giorno e non insultare solo perchè sono “vecchi” e hanno deciso diversamente rispetto ai giovani della generazione Erasmus.
Perciò voglio fare un appello, un invito: ragazzi non arrendetevi ed informatevi, studiate il più possibile. Vi daranno dei pazzi, dicendovi che è un’utopia, perchè un’alternativa non c’è e dovete adattarvi, come al campeggio. Io però preferirei vivere in una casa solida piuttosto che in una precaria tenda. Ed avere un lavoro che rispetti le mie aspettative, lavorative e retributive, lasciandomi anche la possibilità di rimanere nel paese che amo, il paese più bello del mondo. Spetta solo a noi riscattarlo, riscattare la sovranità, il potere di decidere in casa nostra. Il peggio che ci prospettano in caso di uscita dall’UE sta già accadendo nel mentre in cui restiamo.
Beppe Severgnini (e qui concludo) ieri a La7 ha affermato che “L’Europa ha migliorato le nostre vite, tipo viaggi, trasporti e roaming.”…dunque basta il miglioramento di viaggi, trasporti e roaming per convincere i giovani a rinunciare ad un lavoro, al mantenersi da soli, ad una pensione, alla libertà?
Ragazzi, studiamo e liberiamoci.

 

Caterina Betti

 

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