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La Germania ignora gli “ordini” dell’Europa

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“I tedeschi temono Dio ma nient’altro al mondo”, diceva Otto von Bismark. Figuriamoci se temono l’Europa e le sue raccomandazioni. Le “country specific recommendations” sono precise indicazionielaborate dalla Commissione Europea sulle misure macro-economiche di bilancio e strutturali da mettere in campo per stimolare la crescita economica e la creazione di posti di lavoro nei singoli paesi. Buoni consigli, insomma, che in pochi ascoltano. Se fosse una pagella, la media sarebbe vicino allo zero.

A cosa servono?

Le raccomandazioni derivano da una un’attenta valutazione dei programmi presentati da ciascuno Stato membro per il risanamento delle finanze pubbliche – i programmi di stabilità o convergenza – e delle misure che i singoli paesi intendono adottare per sostenere la crescita e l’occupazione, cioè i programmi nazionali di riforma. Dopo essere state approvate dal Consiglio europeo e adottate dal Consiglio, queste raccomandazioni devono essere prese in considerazione dagli Stati membri quando legiferano. Ma così non è.

Chi ascolta i consigli dell’Europa?

La Commissione ha elaborato un totale di 95 raccomandazioni: la metà sono rimaste inascoltate, mentre sulle altre ci sono stati timidi progressi e solo 4 (quattro!) sono state implementate. Da chi? Francia, Croazia e Italia sono le più ubbidienti mentre su Svezia, Danimarca e Germania le raccomandazioni scivolano via come acqua sui sassi.

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