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Flash: Cala la disoccupazione in Italia (11,8%) grazie a coloro che non cercano.

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Non cercare più lavoro, in una situazione dove all’orizzonte non vi è futuro, non è sinonimo di aver trovato un impiego, bensì nell’essersi arreso alla disoccupazione. Ecco spiegato il motivo del calo del tasso dei ricercanti lavoro (disoccupazione) ma con una diminuzione degli occupati ( -36mila) nel mese di settembre.
In un anno si sono registrati 264mila persone in meno in cerca di lavoro (-8,1%), gran parte sono appunto coloro che si sono arresi, ovvero gli inattivi che purtroppo danno dei meriti al governo, solo per il fatto di non essere più registrati come persone in cerca di lavoro e quindi contribuiscono al calo TEORICO dei tassi di disoccupazione.
L’aumento a settembre degli inattivi è stato dello 0,4%: +53mila persone per un tasso complessivo del 35,8%, in aumento di 0,2 punti percentuali.
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Possiamo inoltre rimanere tranquilli che il tasso di disoccupazione ora attestato al 11,8%, al massimo potrà scendere fino all’11% (soglia limite programmata come spiegato dall’economista Vladimiro Giacchè ) ma non oltre.

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Altrimenti si verificherebbe una crescita fisiologica dell’inflazione non tollerata dai vincoli d’austerità competitiva imposti dalla logica dell’eurozona che permette solo svalutazioni interne del lavoro e compressioni della domanda per recuperare gap di competitività con la Germania principalmente in assenza di una moneta sovrana e flessibile. Pertanto il Jobs Act di Renzi è funzionale a tutto ciò, perchè può al massimo modificare di qualche zero virgola i tassi di disoccupazione, dal momento che agisce  dal lato dell’offerta (oltre a svalutare il lavoro) mentre viviamo una crisi da domanda.
E per concludere, il dato ultimo dell’inflazione registra un misero aumento dello 0,2% su base mensile mensile ad ottobre rispetto a settembre e di un +0,3% su base annuale, il dato rimane molto insufficiente, calcolando il fato che il QE di Draghi è iniziato già da sette mesi (marzo 2015) con l’obbiettivo di portare l’inflazione alla soglia ottimale del 2%  per combattere contro la spirale deflattiva.

 

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