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Fermare le trivelle? Io andrò a votare

trivelle

Nonostante la disinformazione o sottoinformazione fornita da partiti e media di regime, il 17 Aprile, per chi ancora non lo sapesse, si svolgerà un referendum.

Purtroppo la maggior parte delle persone che affronta gli argomenti alla base del referendum lo fa in maniera ideologica, da tifoso, con moltissimi pregiudizi e senza una minima riflessione. Scopo di questo articolo è invece cercare di invitare il lettore a decidere seconda un proprio ragionamento personale e in maniera individuale senza seguire, come un automa o peggio un suddito, le influenze familiari, di partito o mediatiche. Per raggiungere questo scopo cercherò di spiegare cosa mi spinge ad andare a votare e cosa votare.

Partiamo, prima di tutto, dal quesito referendario: Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane, anche se c’è ancora gas o petrolio?. In questi giorni c’è stata molta propaganda e disinformazione sui media e soprattutto su Facebook (che sta diventando molto importante nell’influenzare le opinioni dei cittadini) su questo referendum. A molte persone sembra che si vada a votare per fermare immediatamente tutte le trivellazioni nei mari italiani, ma in realtà non è assolutamente così. Quello per cui si va a votare è fermare la proroga fino ad esaurimento delle trivellazioni entro le 12 miglia marine, trivellazioni per le quali già non possono più essere richieste ulteriori concessioni. Quindi se vincerà il sì, verrà abrogata la proroga alla concessioni presenti entro le 12 miglia marine, che di conseguenza potranno essere sfruttate fino alla scadenza della concessione e non fino ad esaurimento. Quindi verrebbe ristabilita la precedente normativa. E’ molto importante chiarire questo punto per non fare della stupida tifoseria e per capire i limiti di questo referendum. A favore e contro il referendum esistono due comitati: Vota sì per fermare le trivelle (a favore del referendum) e gli Ottimisti e Razionali (contrari allo stesso).

Vediamo ora le ragioni del sì e del no:

1) VOTARE O NON VOTARE: prima ragione sulla quale discutere è quella di votare o non votare. Purtroppo i referendum italiani hanno bisogno del quorum del 50% per essere legali, quindi, normalmente, i contrari al referendum invitano all’astensione, così da sfruttare anche la posizione degli astenuti cronici. Personalmente, avendo scritto un trattato sull’illegittimità dello stato e dell’attuale sistema politico, sono spesso portato ad un’astensione ideologica, nel referendum però, l’esistenza del quorum è qualcosa che va proprio contro i principi espressi nel mio libro sulla democrazia integrata, dove la democrazia diretta è fondamentale e dove il quorum assolutamente non potrebbe esistere, dato che le decisioni deveno essere prese da chi almeno si prende la briga di informarsi e di alzare il fondoschiena per andare a votare. Gli altri, semplicemente, non usufruiscono di un loro diritto, quindi che subiscano le decisioni di chi ha votato. Questo discorso varrebbe pienamente in un sistema di democrazia integrata e negli attuali referendum, come quello in questione. Per quanto riguarda le elezioni politiche il discorso è diverso, dato che non siamo una reale democrazia e data l’illegittimità di fondo dell’intero sistema, ma questo è un altro discorso. Detto questo, io invito a votare, che sia Sì oppure No, solo per far fallire la logica del quorum, logica antidemocratica e utile ai politici per mantenere e difendere il proprio potere. Se si crede nella democrazia, se si vuole maggiore partecipazione e democrazia diretta, nei referendum bisogna andare a votare. Invece nelle elezioni politiche l’astensione ha molto più senso. Quindi, primo punto neutrale, ma favorevole alla partecipazione al voto anche se contrario.

2) PROROGA O NON PROROGA: seconda ragione di principio sulla quale ragionare è quella della proroga. L’Italia purtroppo è un paese di cialtroni e le innumerevoli proroghe dimostrano l’incapacità di creare un sistema di leggi strutturali e durature. Per principio sono tendenzialmente contrario a questo tipo di politica e sono contrario alle misure una tantum, quindi no alle proroghe. Di conseguenza, primo punto a favore del Sì al referendum.

3) TASSAZIONE BASSISSIMA: delle società private estraggono risorse naturali, di conseguenza è logico che al paese proprietario di quelle risorse vengano versati dei diritti. Il problema è che in Italia sono bassissimi, 10% per il gas e 7% per il petrolio. Come facciamo a sostenere che siano bassi? Semplicemente per confronto con altri paesi, in Guinea ad esempio, sono del 25%, in Norvegia e Russia dell’80%. Quindi lo stato italiano, come sempre, agisce contro i suoi cittadini: a chi produce ricchezza reale, basata sul proprio impegno e sulla propria intelligenza vengano applicate tasse assurde, che raggiungono anche il 70% per un lavoratore autonomo o per una ditta individuale, invece chi estrae risorse naturali viene agevolato. Se la tassazione su queste estrazioni fosse alzata, potrei ripensarci, ma non esistendo referendum propositivi, la mia risposta è ancora negativa. Quindi un altro punto a favore del Sì al referendum.

4) PETROLIO: come ho detto non sono ideologizzato, quindi se effettivamente esistessero dei giacimenti interessanti entro le 12 miglia marine, oppure se la tassazione sulle estrazioni fosse alzata, sarebbe anche giusto procedere con le estrazioni, dato che i maggiori introiti potrebbe servire a ripagare le eventuali conseguenze ambientali. E concordo con il discorso degli Ottimisti e Razionali (comitato per il NO) sul fatto che rinnovabili e trivelle non sono vasi comunicanti (dato che le trivellazioni sono effettuate da aziende private) mentre investire o incentivare le rinnovabili è una decisione statale. Di conseguenza da questo punto di vista ho forti perplessità nei confronti delle argomentazioni degli anti-trivelle. Quindi primo punto a favore del NO al referendum.

5) RILEVANZA DELLE ESTRAZIONI: le estrazioni entro le 12 miglia marine coprono meno dell’1% e dell’3% del fabbisogno di petrolio e gas nazionale. In un momento storico-economico dove probabilmente godremmo ancora per molto di abbondanza e basso prezzo di queste risorse, il danno della graduale chiusura di questi giacimenti (chiusura che ricordiamo non essere immediata, quindi probabilmente saranno giacimenti ancora più impoveriti di quelli attuali) è abbastanza modesto, contando che gli introiti pubblici superano di poco il miliardo di euro

5bis) ITALIA VS TRIVELLE: strettamente collegato al punto precedente è la rilevanza degli altri settori che potrebbero essere danneggiati dalla indeterminata attività di queste trivelle, tra turismo, pesca e ricchezza culturale si sfiora il 20% del PIL. E’ vero che eventuali incidenti non danneggerebbero per intero questa percentuale di PIL, ma questi settori sono il vero petrolio italiano e proteggerli, anche in maniera zelante, deve essere una priorità per governanti e cittadini. Anche un solo punto di PIL in meno dovuto ad un incidente, supererebbe di gran lunga i ricavi petroliferi. A mio avviso non si può assolutamente scherzare nella difesa del paesaggio, del mare e delle coste italiane. Il comitato degli Ottimisti e Razionali parla di controlli in regola, ma purtroppo le analisi ufficiali devono tenere conto della tradizionale corruzione e falsificazione dei dati, purtroppo tendenze patologiche nel nostro paese. Non ci possiamo fidare purtroppo. Quindi i punti 5 a mio avviso sono un altro punto a favore del referendum.

mappa trivelle entro le 12 miglia

6) MENO TRIVELLE, PIU’ PETROLIERE: una argomentazione molto interessante del Comitato degli Ottimisti e Razionali (ricordiamo contrari al referendum) è che la maggior parte degli incidenti che hanno inquinato il nostro mare sono dovuti alle petroliere e che quindi una minore produzione nazionale, porterà ad un incremento dell’utilizzo di queste navi per una maggiore importazione di greggio. Di conseguenza il rischio per le coste aumenterebbe non diminuirebbe. Questo è un discorso logico, personalmente credo che la chiusura delle trivelle dovrebbe essere accompagnata da misure di risparmio energetico per ridurre il consumo e di conseguenza l’importazione di petrolio. Misure che non sono state per niente incentivate ma che potrebbero essere facilmente adottate (ad esempio sfavorire l’utilizzo dei mezzi privati, ridurre il consumo di plastica, ridurre gli eccessi di riscaldamento abitativo e pubblico, incrementare mezzi pubblici puliti, aumentare le piste ciclabili, favorire il km zero e la riduzione degli spostamenti inutili e via dicendo). Ovviamente queste argomentazioni vanno oltre queste referendum. Quindi, su questo punto vince il NO.

7) INQUINAMENTO DEI FONDALI: il catrame depositato sui fondali del Mar Mediterraneo è di 38 milligrammi per MQ, record al mondo. E i fondali attorno alle trivelle sono inoltre inquinati dai metalli pesanti. Purtroppo non possiamo credere alle rassicurazioni degli Ottimisti e Razionali, siamo in Italia, dove è tutto falso e corrotto e quindi possiamo soltanto dubitare dei dati forniti. Fossimo in paesi che non hanno mai fatto dubitare della loro correttezza, il discorso cambierebbe, ma in Italia la fiducia verso le istituzioni ufficiali è decisamente persa e attualmente non ci sono segnali per farci cambiare idea. Di conseguenza contribuire ancora all’inquinamento del nostro mare, in una situazione mondiale già purtroppo devastata dall’attività umana, non può che consegnare un altro punto ai favorevoli al referendum.

8) SEGNALE POLITICO: non ha senso essere contrari per principio ad una risorsa naturale come il gas o come il petrolio. Votando sì al referendum però, a mio avviso, si vuole esprimere la propria contrarietà ad una logica economica che mette al primo posto il profitto fregandosene altamente della violazione della libertà attraverso l’irreversibile danneggiamento dell’ambiente, ricchezza patrimonio di tutti. Votando sì, si vuole dare un segnale, anche se non strettamente collegato alle trivelle o alle rinnovabili, si vuole dire basta inquinare, abbiamo esagerato. Quindi, altro punto a favore del referendum.

9) COSTI DEL REFERENDUM: il governo, composto da PD e NCD (due partiti che rappresentano il picco del peggio della politica italiana), non ha voluto abbinare il referendum alle elezioni amministrative, per rendere più difficile raggiungere il quorum. Un comportamento squallido e antidemocratico che ci costa quasi 400 milioni di euro. E la colpa non è degli organizzatori, ma del governo che non ha voluto abbinare il referendum per puro calcolo politico e per difendere interessi privati (dietro lauti compensi, ma questa è solo una mia fantasia). Solo per il fatto che il PD si oppone al referendum e che abbia sprecato soldi dei contribuenti per farlo fallire, dovrebbe spingere tutti ad andare a votarlo. Altro punto a favore del SI. (Piccola riflessione: quando adotteremo i referendum digitali?)

In conclusione ho 1 voto a favore dell’andare a votare, 6 a favore di votare SI, 2 a favore di votare NO. Quindi ho deciso: andrò a votare e voterò SI. Invito ognuno di voi a ragionare e a trarre le proprie conclusioni. Il referendum è uno strumento di potere, non sprecatelo, usatelo.

by Fenrir

FONTE: HESCATON.COM

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