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E’ ORA DI PRESENTARE IL CONTO A MONTI/LETTA/RENZI (E DRAGHI)

Come noto, nella famosa lettera della BCE del 5 agosto 2011, il duo Trichet-Draghi (ma fonti “ben informate” sostengono che ci sia anche lo zampino di Giulio Tremonti) fece le seguenti richieste all’allora governo presieduto da Silvio Berlusconi:
1. Vediamo l’esigenza di misure significative per accrescere il potenziale di crescita. Alcune decisioni recenti prese dal Governo si muovono in questa direzione; altre misure sono in discussione con le parti sociali. Tuttavia, occorre fare di più ed è cruciale muovere in questa direzione con decisione. Le sfide principali sono l’aumento della concorrenza, particolarmente nei servizi, il miglioramento della qualità dei servizi pubblici e il ridisegno di sistemi regolatori e fiscali che siano più adatti a sostenere la competitività delle imprese e l’efficienza del mercato del lavoro.
a) È necessaria una complessiva, radicale e credibile strategia di riforme, inclusa la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali. Questo dovrebbe applicarsi in particolare alla fornitura di servizi locali attraverso privatizzazioni su larga scala.
b) C’è anche l’esigenza di riformare ulteriormente il sistema di contrattazione salariale collettiva, permettendo accordi al livello d’impresa in modo da ritagliare i salari e le condizioni di lavoro alle esigenze specifiche delle aziende e rendendo questi accordi più rilevanti rispetto ad altri livelli di negoziazione. L’accordo del 28 Giugno tra le principali sigle sindacali e le associazioni industriali si muove in questa direzione.
c) Dovrebbe essere adottata una accurata revisione delle norme che regolano l’assunzione e il licenziamento dei dipendenti, stabilendo un sistema di assicurazione dalla disoccupazione e un insieme di politiche attive per il mercato del lavoro che siano in grado di facilitare la riallocazione delle risorse verso le aziende e verso i settori più competitivi.
2.Il Governo ha l’esigenza di assumere misure immediate e decise per assicurare la sostenibilità delle finanze pubbliche.
a) Ulteriori misure di correzione del bilancio sono necessarie. Riteniamo essenziale per le autorità italiane di anticipare di almeno un anno il calendario di entrata in vigore delle misure adottate nel pacchetto del luglio 2011. L’obiettivo dovrebbe essere un deficit migliore di quanto previsto fin qui nel 2011, un fabbisogno netto dell’1% nel 2012 e un bilancio in pareggio nel 2013, principalmente attraverso tagli di spesa. È possibile intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l’età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012. Inoltre, il Governo dovrebbe valutare una riduzione significativa dei costi del pubblico impiego, rafforzando le regole per il turnover e, se necessario, riducendo gli stipendi.
b) Andrebbe introdotta una clausola di riduzione automatica del deficit che specifichi che qualunque scostamento dagli obiettivi di deficit sarà compensato automaticamente con tagli orizzontali sulle spese discrezionali.
c) Andrebbero messi sotto stretto controllo l’assunzione di indebitamento, anche commerciale, e le spese delle autorità regionali e locali, in linea con i principi della riforma in corso delle relazioni fiscali fra i vari livelli di governo.
Vista la gravità dell’attuale situazione sui mercati finanziari, consideriamo cruciale che tutte le azioni elencate nelle suddette sezioni 1 e 2 siano prese il prima possibile per decreto legge, seguito da ratifica parlamentare entro la fine di Settembre 2011. Sarebbe appropriata anche una riforma costituzionale che renda più stringenti le regole di bilancio.
3. Incoraggiamo inoltre il Governo a prendere immediatamente misure per garantire una revisione dell’amministrazione pubblica allo scopo di migliorare l’efficienza amministrativa e la capacità di assecondare le esigenze delle imprese. Negli organismi pubblici dovrebbe diventare sistematico l’uso di indicatori di performance (soprattutto nei sistemi sanitario, giudiziario e dell’istruzione). C’è l’esigenza di un forte impegno ad abolire o a fondere alcuni strati amministrativi intermedi (come le Province). Andrebbero rafforzate le azioni mirate a sfruttare le economie di scala nei servizi pubblici locali.”
E’ altrettanto noto che l’allora Presidente del Consiglio fu spodestato con un golpe finanziario a colpi di spread, di attacchi alle aziende di famiglia, di rating, di fate presto ecc. in quanto non dava sufficienti garanzie che avrebbe attuato per intero il programma summenzionato. Al suo posto si insediarono nell’ordine Mario Monti, Enrico Letta e Matteo Renzi i quali, bisogna riconoscerlo, si sono prodigati assiduamente affinchè l’agenda imposta dalla BCE trovasse adeguato compimento. Di fatto il PD, da partito che AVEVA una banca (ricodate la frase attribuita a Fassino?), è divenuto il partito DELLA banca (la BCE).
Per comprendere quali effetti abbia avuto sull’economia nazionale il programma del trio Monti/Letta/Renzi (cioè della BCE) occorre procedere per passi e partire dal seguente grafico in cui è rappresentato il prodotto interno lordo reale (a prezzi del 2010) degli ultimi 56 anni. Per la precisione è riportato l’andamento di 226 trimestri (dal 1960 ad oggi).

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Si vede in maniera evidente che l’incremento del PIL è stato sostanzialmente costante per oltre 48 anni (dal 1960 fino a metà 2008) nonostante gli anni di piombo, le crisi petrolifere, lo SME, gli avanzi primari, i divorzi tra Tesoro e Banca d’Italia, le tangentopoli ecc. Tutto ciò fino all’arrivo della crisi del 2008 che ci ha fatto perdere in un solo anno circa 90 miliardi di €, dopodiché c’è stata una crescita dell’economia che ha ripreso un andamento simile al precedente (ma traslato verso il basso) fino all’avvento del trio Monti/Letta/Renzi a fine 2011 che ha impresso un’ulteriore spinta al ribasso.

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Quanto abbiamo perso?
Dal terzo trimestre 2008 (cioè da quando abbiamo iniziato a risentire degli effetti della crisi) fino ad oggi abbiamo perso una cifra dell’ordine di 2.300 miliardi di euro, cioè poco più dell’intero ammontare del debito pubblico. Facendo un conteggio spannometrico, considerando una popolazione di 60 milioni di abitanti, viene un ammontare di 38.600 € a testa. Cioè ognuno di noi, considerando anche gli anziani, i neonati ecc., a causa della crisi ha perso in questi 8 anni mediamente 38.600 €! Fanno una riduzione del reddito pari ad oltre 115 mila euro a famiglia!
Il conto, espresso in milioni di euro, è riportato di seguito:

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E di questi 2.300 miliardi, quanti sono imputabili alla manovra targata BCE e messa in pratica dal trio Monti/Letta/Renzi?
Lo si vede nella sottostante tabella in cui riporto lo scostamento tra l’andamento effettivo del PIL e quello che ci sarebbe stato se avesse continuato il trend intrapreso dal 2009 a fine 2011, cioè senza la manovra Monti:

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Sono circa 710 milioni di €, vale a dire quasi 12 mila euro a testa!
Quindi per mantenere in vita la moneta unica (cioè applicando il programma economico della BCE), ognuno di noi ha dovuto pagare una “tassa occulta” di circa 12 mila euro (oltre alla perdita già indotta dalla crisi), cioè circa 35 mila euro a famiglia.
E’ ora che qualcuno gli presenti il conto!

Claudio Barnabè

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