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Draghi chiede chiarezza sul futuro (incerto) dell’eurozona.

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Per Draghi serve fare “chiarezza” sul futuro dell’euro. Queste le sue parole all’inizio del vertice sulla crisi migranti a Bruxelles.
Neanche lui, capo dell’emissione dell’euro, sa che fine farà la sua moneta. E meno male che il Presidente della BCE più volte affermò che la moneta unica sarebbe stata irreversibile.
Giustamente però, Draghi ammette che la sola politica monetaria non è sufficiente per rilanciare l’economia reale e i fatti non l’hanno smentito, ad un anno esatto dal QE l’Italia e tutta l’eurozona è piombata nella deflazione, mentre l’obbiettivo era un’inflazione al 2%. Cosa che avevo già previsto con un anno d’anticipo o forse più…
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Draghi quindi chiede ai singoli Stati che la politica monetaria sia da slancio per attuare riforme volte a stimolare la domanda interna, e alleggerendo la pressione fiscale. Due fattori impossibili da attuare proprio perchè in contrasto con la logica dell’eurozona e con i trattati votati dai singoli parlamenti nazionali.
L’Italia ha messo in costituzione (art 81) il pareggio di bilancio, ciò significa che lo Stato per ogni euro che spende per rilanciare la domanda, tasserà il cittadino della stessa cifra che ha speso per lui, pertanto il saldo sarà zero. Il pareggio di bilancio non permetterà mai spesa a deficit per gli investimenti e calo della pressione fiscale.
Investimenti poi totalmente assenti ed il famigerato piano Juncker ne conferma il suo totale fallimento, come previsto con largo anticipo. Inoltre il fiscal compact se attuato, si concentrerà nel distruggere ogni forma di spesa pubblica, aumentando inoltre la tassazione, per tentare di ridurre lo stock di debito pubblico e non far calare il suo rapporto % con il pil, puntando sull’aumento di quest’ultimo con politiche espansive chieste in teoria da Draghi.
Giungendo al punto finale dell’analisi, le raccomandazioni del capo della BCE, per aumentare la domanda interna, riducendo le tasse, non troveranno mai applicazione nell’eurozona, per il semplice fatto che politiche di questo genere, porterebbero ad ingrandire gli squilibri dei conti con l’estero. Ovvero aumenterebbero i gap di competitività nella bilancia dei pagamenti tra gli Stati del nord e sud Europa, soprattutto nel settore delle partite correnti.
Maggiori redditi in Italia, in Grecia o in Spagna, si tradurrebbero in un aumento delle importazioni da nord e una riduzione delle esportazioni dal sud Europa. Pertanto ci troveremo in un problema sia di competitività, e quindi squilibrio commerciale europeo e di indebitamento da parte del sud con il nord Europa a causa di una fuori uscita di capitali, usati per le importazioni. Lo stesso scenario che si è verificato dopo il 2008 a seguito dell’afflusso di capitali da nord a sud Europa per finanziare le esportazioni franco tedesche. Con le esposizioni delle banche del Nord verso la Grecia e Spagna principalmente (ciclo di Frenkel).
Pertanto l’austerità (competitiva) è funzionale alla logica della moneta rigida tra gli Stati, in assenza di moneta nazionali flessibili che hanno il compito di attutire gli squilibri economici senza dover obbligare i governi a deprimere le loro domande interne. Non è un segreto pertanto che la disoccupazione serve a tenere bassi i salari e non far aumentare l’inflazione, fattore che deprimerebbe le esportazioni del sud Europa.

 

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