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DIO CI SCAMPI DAI LUOGOCOMUNISTI (di Simone Piazzesi)

 

Un ottimo commento sull’odierna sinistra e la correlata stampa, tra la negazione e il tradimento dei valori della sinistra originale, l’illusione purtroppo ancora viva di un “sogno europeo”, e l’evidente sfacelo che questo sogno ci ha regalato.

 

“Giorni fa su il manifesto (giornale che una volta stimavo), è stato pubblicato un articolo sulle conseguenze catastrofiche di un’eventuale uscita dall’euro. Pareva scritto da Monti, o dalla Merkel, o dallo stesso Draghi tanta era la retorica eurista che veniva profusa. Dopotutto, l’autore è un professore bocconiano, anche se si dipinge come marxista-keynesiano. Non mi soffermo quindi a smontare le solite sciocchezze su svalutazioni ipergalattiche che renderebbero carta straccia i nostri risparmi (come se nel 1992 non avessimo già vissuto una svalutazione del 60% della nostra liretta senza morire tutti). Economisti seri e preparati come Bagnai lo hanno già fatto innumerevoli volte. Questi luogocomunisti alla Saverio Tommasi però si badano bene da cercare il vero bandolo della matassa che sta dietro alla crisi infinita in cui viviamo da quasi dieci anni, altrimenti potrebbe crollar loro addosso il castello di carte del “grande sogno dell’Europa”. Grande sogno che, tra l’altro, è un progetto ideato e tuttora sostenuto dagli Stati Uniti, nell’interesse delle sue multinazionali, non certo nostro (vedi anche P.S. 2). A quelli del Manifesto questo piccolo dettaglio dev’essere sfuggito. Una volta gridavano “yankee go home” alle manifestazioni, ma si sa, i tempi cambiano.

 

Sorvolo quindi sulla parte economica dell’articolo per soffermarmi sulla chiusa, davvero notevole: «la storia dell’Europa insegna che da crisi di questa portata si esce a destra. In breve, l’Unione Economica e Monetaria europea è come l”Hotel California” nella canzone degli Eagles: forse sarebbe stato meglio non entrare, ma una volta dentro è impossibile uscire». Un capolavoro di arrendevolezza alla visione unica del Capitale. TINA: There Is No Alternative (anche questo è un mantra della premiata ditta Draghi, Monti & Co.). La chiusura di ogni orizzonte, la morte di ogni speranza, la “fine della storia” – direbbe Fukuyama. Dov’è finito lo slancio utopistico del Sol dell’Avvenire? Del riscatto sociale? Della difesa delle classi sfruttate (cioè tutti, tranne quell’1% di super ricchi)? Come a dire: “Siamo in un regime che ci ha tolto diritti, ricchezze e sovranità, ma ormai non possiamo fare più nulla, possiamo solo accettarlo a testa bassa e ringraziare per quel pezzo di pane che ci danno”. Che tristezza, che panorama desolato! E poi, quella stupida paura del “sennò si esce a destra”. Ma perché, questa UE è forse di sinistra? Non è forse un regime in mano a finanzieri e tecnocrati che persegue la deflazione salariale, (vedi riforme Hartz 4 in Germania e Jobs Act in Italia, imposte dalla BCE), la deindustrializzazione, l’abbattimento dei consumi e l’impoverimento di massa, come confessato candidamente da Monti?
Non è forse un sistema guidato da istituzioni oligarchiche a-democratiche, in mano all’arbitrio di una banca centrale privata potentissima e di una Commissione non eletta? Un sistema fondato su un Trattato i cui unici obiettivi sono la stabilità dei prezzi (cioè tenere bassa l’inflazione), i conti in ordine e la competizione sfrenata (la legge della jungla) in un mercato libero? E tutto questo anche a discapito della pace e del benessere dei popoli, senza nessun riguardo verso lo stato sociale e l’occupazione.

Ha davvero ragione Diego Fusaro quando dice che la sinistra istituzionale è ormai passata dalla parte del Capitale, ha abdicato alle lotta per i diritti politici e sociali, continuando a fare unicamente battaglie marginali (anch’esse funzionali al sistema).

Si è scavato un abisso tra quel PCI che nel 1957 votava contro l’adesione alla CEE e l’attuale sinistra. Pajetta, Ingrao, Berti avevano intuito la pericolosa natura del progetto di integrazione europea, individuandone tutti i risvolti politici ed economici con una lungimiranza e una precisione di analisi che oggi è sconosciuta a coloro che si richiamano a quella tradizione (l’articolo in questione è stato rilanciato dal sito di Rifondazione!).Opporsi al fascismo manganello e olio di ricino di un secolo fa, ma non riconoscere quello in giacca e cravatta di oggi è una forma di presbiopia mentale assai pericolosa, oltre che una ridicola incoerenza. È davvero difficile capire fino a che punto questa gente scriva (e questi giornali pubblichino) certi articoli permancanza di consapevolezza sul mondo in cui viviamo o per collusione con un sistema che inizia a scricchiolare e che arruola chiunque sia disposto a ripetere i soliti, lisi slogan.

 

Intanto, alla faccia delle Cassandre apocalittiche, in Gran Bretagna e in Islanda

 

P.S. Questo post è volutamente ricco di link per permettere a chiunque di approfondire certe questioni. Cliccate e leggete, spendeteci del tempo. Altrimenti continueranno a raccontarci le peggiori fregnacce con i soliti ricattini morali del “sennò usciamo a destra!”. E siccome melius abundare quam deficere, guardatevi anche questo video spassoso.

 

P.S.2  Una nota a parte la merita l’immagine a corredo di questo post, per la sua grande valenza simbolica, direi quasi epifanica. Si tratta di un manifesto propagandistico del 1948 con cui gli Stati Uniti promuovevano il Piano Marshall per la ricostruzione europea post-bellica. Uno dei personaggi che maggiormente promosse e organizzò il Piano fu William Clayton, allora sottosegretario agli affari economici. In un Memorandum del 1947 egli afferma esplicitamente che gli USA devono aiutare la ricostruzione europea altrimenti “gli effetti immediati sulla nostra economia sarebbero disastrosi e non avremmo più un mercato di sbocco per la nostra produzione in eccesso con conseguente disoccupazione e depressione […] I tre anni di aiuti dovranno prevedere un progetto europeo a cui le principali nazioni, guidate da Regno Unito, Francia e Italia, dovranno lavorare. Questo progetto dovrà essere basato su una Federazione Economica Europea”. Di lì a poco nascerà la OCEE (Organizzazione per la Cooperazione Economica Europea), ente statunitense con sede a Parigi che, nel giro di dieci anni, porterà prima alla CECA e poi alla CEE, nel 1957. Questo è il grande peccato originale del percorso di integrazione europeo. Il “grande sogno dell’Europa dei popoli” non è nato a Ventotene ma a Washington, e soprattutto non è un sogno. E’ stato fin dalle origini, ed è tuttora, un progetto (colonialista?) a sostegno dell’economia statunitense e, per quanto riguarda gli equilibri geopolitici, un contrappeso verso l’Unione Sovietica ieri e la Russia oggi. Nell’immagine del manifesto tutto questo è confessato in modo esemplare: le bandiere degli stati europei ruotano sul perno del timone a stelle e strisce. I mulini a vento degli dei, per dirla con Sheldon.

Simone Piazzesi”

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