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Democrazia del liberismo o dell’essere umano?

Di Costantino Rover

Ciò che gli anti Brexiter sostengono è che l’ignorante è colui che si oppone all’attuale modello europeo anche quando fosse ristrutturato (senza proporre come e in che cosa) e che per questo andrebbe rivisto il suffragio universale, ma al tempo stesso, se l’ignorante vota come piace a loro, allora perde lo status di ignorante. Questa secondo loro è la corretta applicazione della democrazia.

Le mie personali riflessioni sul tema della cosiddetta democrazia applicata in base alle aspettative della minoranza – leggasi Brexit – coincidono ancora con un mio vecchio post, che facebook fa sbucare fuori (alla voce “ricordi”) a due anni esatti di distanza, che rimane attuale nel mio pensiero.

Butto lì una mia provocazione a questi signori.

Se nel nuovo modello socioeconomico una cosa è indispensabile in materia di diritti e doveri del cittadino è giusto affrontarne ogni aspetto senza ipocrisia andando sino in fondo alla questione legata a chi avrebbe diritto di voto e chi no.
Se è giusto che venga rivisto il suffragio universale allora è giusto ripensare alla redistribuzione del reddito legata all’istruzione ed alla ‘qualità’ del cittadino ed al suo contributo alla crescita collettiva.

Il livello di automazione odierno sarebbe già in grado di far svolgere alle macchine la gran parte delle lavorazioni a cui oggi i lavoratori volendo potrebbero essere sottratti convertendoli in produttori di pensiero e in CITTADINI grazie al tempo libero loro concesso con lo scopo di essere investito in istruzione, cultura e crescita morale e spirituale. Ciò deve essere garantito secondo il principio costituzionale delle pari opportunità.

Perché i bacchettoni non affrontano questo tema?

A ben vedere questo modello di democrazia non sarebbe facilmente applicabile a livello globale, ma a livello locale forse sì.
Sarebbe sostenibile soltanto in Paesi capaci di esportare eccedenze commerciabili a livello internazionale dopo aver soddisfatto le esigenze interne e prodotto la ricchezza appetibile sul mercato, magari di nicchia.
Pensiamo ad un nuovo Made in Italy di ultra eccellenza compreso l’adeguato sfruttamento dei beni artistici, gastronomici e paesaggistici, ma per questo di maggior valore e con poca o nessuna concorrenza a livello mondiale.
Nel modello attuale infatti è impossibile la competizione dell’economia locale nei confronti del mercato globale, così come anche un boom di tipo culturale, perché verrebbe piallato dalle corporations globaliste.

Un sistema che adottasse queste misure sarebbe anche in grado di sottoporre a periodici test i propri abitanti andando via via ad aggiornare il punteggio della patente di cittadino con annessi obblighi e privilegi da e verso la comunità.
Ma siamo certi che chicchessia, specialmente dalla schiera dei benpensanti, rischierebbe il proprio diritto di voto sull’altare dell’esame di Stato?

Ma ci sarebbe di più. Chi rinunciasse in piena libertà alla propria crescita non sottoposta ad alcun obbligo o a standard inaccessibile (perché, è bene inteso, rapportata alle proprie capacità) rinuncerebbe automaticamente, non soltanto al diritto di andare a votare, ma anche a quella parte di reddito spettante ed anche all’esonero da lavoro necessario alla sussistenza.
Il reddito infatti è una ricompensa ritenuto congruo dal sistema per il ruolo sociale ricoperto  e oggi si basa sul modello del capitalismo finanziario (o ultraliberismo) e sull’effimero utili a mantenere lo stato di ignoranza e di assoggettazione dell’uomo ai meccanismi vigenti – ma un domani potrebbe basarsi su canoni diversi.

Del resto anche la democrazia ateniese prevedeva che, oltre alle caste inferiori, coloro che si disinteressavano della Polis (o non fossero informati su ciò di cui si legiferava) venissero privati del diritto di voto – MA QUALE SUFFRAGIO UNIVERSALE – , mentre oggi, al contrario, chiunque con il proprio voto è in grado di condizionare, anche se in percentuale microscopica, la politica prostrandola allo stato che oggi constatiamo a causa del suffragio universale.

Quanti di quelli colti, istruiti e “adeguati” accetterebbero l’onere della prova e di accettare di mettersi sotto esame con conseguenti rischi?

Articolo apparso su battitore libero

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