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Deflazione in tutta Europa, è colpa del crollo del petrolio? Sicuramente NO.

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Il petrolio, in questi ultimi due anni  lo vediamo quasi sempre in calo, oggi a circa 45$ al barile, un grosso calo rispetto ai famosi 100$ ed oltre nel vicino 2014. E per il mancato accordo tra Iran e Arabia Saudita al vertice OPEC svoltosi  in Qatar la settimana scorsa, il prezzo del greggio non tenderà a nessun aumento.
Sicuramente il crollo del prezzo del greggio può influire nella deflazione europea che stiamo vivendo anche e sopratutto in Italia, ma questa NON è la causa principale come alcune fonti d’informazione ci vogliono far credere per coprire le vere cause.
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Ovvero l’austerità, logica conseguenza del’euro come unica via per recuperare competitività internazionale, che sta inducendo l’intero continente a distruggere la domanda interna, provocando disoccupazione, la quale è legata ad un tasso d’inflazione che va via via a ridursi, all’aumentare dei senza lavoro. Per non parlare del fallimento delle politiche espansive di Draghi (QE) in cui la liquidità è solo virtuale è solamente circoscritta nel sistema finanziario bancario e non nell’economia reale, per mancanza di investimenti pubblici e imposizioni delle regole di bilancio restrittive.
La prova che il crollo del petrolio non è la causa della deflazione europea, sta nel fatto che non è la prima volta che il barile è sceso ben al di sotto dei 40$ nei primi anni 2000, eppure l’inflazione in Italia era intorno al 2,5% -3% mentre la media europea di circa il 2%. Erano i primi anni dell’euro e non era ancora stata applicata l’austerità. Ma anche un anno dopo la crisi finanziaria del 2008, il petrolio era intorno alla stessa cifra di adesso e l’inflazione italiana era in media del 1,5-2% ( 2% soglia ottimale per la BCE).

Nel quadro attuale, a trascinare anche il resto del mondo in deflazione è proprio l’Eurozona, epicentro mondiale del crollo dei prezzi, per la sua politica di distruzione della domanda interna in nome della competitività. Non a caso la Cina sta ricorrendo ai ripari, puntando sulla domanda interna mentre il Giappone, sull’aumento dei salari, abbandonando quindi in principio deflazionistico del mercantilismo che tanto piace alla Germania e che la impone al resto d’Europa.
In ultima analisi, quando l’inflazione in Italia era intorno al 15-20% tra il 1973-74 e nel 78-80 a causa delle due crisi petrolifere, l‘Italia vantava il primato mondiale dei risparmi delle famiglie e di crisi e suicidi di imprenditori a causa dell’aumento delle materie prime, neanche l’ombra…
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Rinfreschiamoci la memoria, sopratutto quando vogliono nascondere le colpe della folle logica imposta dalla moneta unica europea.

 

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