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Crolla l’indice Zew in Germania e nell’Eurozona. Mentre Draghi chiede maggiori investimenti pubblici.

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Letteralmente precipitato l’indice della fiducia degli investitori e delle imprese in Germania detto Zew.
Questo indicatore economico meno di un anno fa segnava una quota di 54.8 punti mentre a febbraio di quest’anno appena un punto.

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Sicuramente a pesare è la situazione internazionale relativo al calo delle economie emergenti, quindi domanda estera a cui è legata l’economia tedesca che si basa sull’export che sulla domanda interna.
Ma il motivo principale è di natura endogena all’eurozona, ovvero l’impossibilità di rispondere, ad uno shock esterno (calo domanda emergenti) stimolando la domanda interna, fattore che porterebbe, in presenza di un cambio fisso tra diversi Paesi in un area, ad allargare gli squilibri della bilancia pagamenti. In aggiunta e fattore anch’esso importante se non il principale, la fiducia degli investitori (privati) è crollata perchè davanti a prospettive economiche non rosee, non c’è nessun progetto concreto di investimenti pubblici, nè dai singoli Stati che anzi devono ottemperare alle regole d’austerità nè tanto meno dall’UE. In qualsiasi Stato del mondo, la logica economica prevede che in caso di mancata crescita economica con prospettive non positive, i privati, non metteranno mai a rischio i loro capitali per investire, ciò deve essere fatto inizialmente dallo Stato al fine di creare successivamente una leva per incentivare gli investimenti privati mentre non accadrà mai il contrario. Per questo che il Piano d’investimenti Jucnker, tanto acclamato un anno fa si è rivelato un totale fallimento, come previsto.
Esso prevedeva investimenti in Europa per circa 315 mld, ma attenzione, di pubblico sarebbero stati solo 21 che si sarebbero dovuti moltiplicare come i pani e pesci, successivamente facendo leva sugli investimenti privati.
La quota pubblica (21mld) decisa dall’UE è stata troppo bassa e quindi di investimenti in Europa neanche un briciolo (ripeto i privati non rischiano se non c’e’ prima una mano pubblica) e la stagnazione con deflazione permane in tutto il continente. Oltre all’indice degli investitori in Germania crollato, anche quello della media di tutta l’Eurozona non ride, anzi piange, da maggio 2015 a febbraio 2016, l’indice Zew si è sfracellato, passando da 64.8 a 13.6.

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Per quanto riguarda l’Italia, anche in questo caso l’indice di fiducia è anch’esso crollato, ma ciò è abbastanza deducibile, come anche l’andamento dei finanziamenti bancari alle pmi italiane. Se c’è una situazione di poca fiducia e pessimismo per il futuro, oltre alle disposizioni europee, gli istituti di credito saranno restie a erogare prestiti, anche perchè ora con il bail-in una banca non è neanche in grado di assicurare per i suoi creditori, quindi figuriamoci se può concedere crediti, quando le sofferenze in Italia superano i 200 mld.
Intanto lunedì scorso, Draghi ha dichiarato che senza un calo delle tasse e soprattutto in assenza di investimenti pubblici, l’Europa non può crescere (sottintendendo che il solo QE non è sufficiente).
Giusto, ma con un Europa che predicato il taglio della spesa pubblica (gli investimenti sono spesa pubblica) imponendo: fiscal compat, pareggio di bilancio, riforme al fine di comprimere la domanda (per recuperare competitività erosa dall’euro) in sostanza austerità forzata, parlare di investimenti pubblici è alquanto contraddittorio come del resto lo è tutto l’impianto economico monetario del continente…

Jean Sebastien S. Lucidi

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