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Cosa c’è dietro alle parole del Papa, “Il mondo (è) in guerra non di religione, ma per il potere”

Il significato letterale è chiaro, il caos neo-crociato dei nostri giorni non dipenderebbe da contrapposizioni religiose, come i media – che sono della partita – vorrebbero farci credere. No, si tratta di lotte di potere, quasi a dipingere uno scenario in cui i recenti attentati sono frutto di piani ben congegnati magari orchestrati dagli stessi governi dei paesi apparentemente vittime, comunque da attori che giocano al risiko mondiale.

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Il motivo è semplice: la crisi economica che si sta delineando a valle di follie monetarie quali i tassi a zero, i vari QE e l’helycopter money ci porterà al disastro, tal ardimentosi strumenti che la finanza globale si è inventata servono solo per prendere tempo ritardando il crack di qualche mese o anno, vista la dimensione delle bolle che si sono accumulate il redde rationem sembra inevitabile.
Chiaramente la crisi del mondo capitalista come l’abbiamo conosciuto da un centinaio di anni non può prescindere dal tracollo del suo più grande interprete e nume tutelare, gli USA. Ecco, l’ “ingrediente” irrinunciabile del caos attuale è l’apparente debolezza americana dopo una scellerata presidenza obamiana che non solo non ha corretto nessuna delle storture finanziarie che hanno ingenerato la corrente spirale depressiva ma addirittura ha annientato relazioni internazionali con paesi partner che si protraevano da decenni.

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In fondo il vero motivo del caos che vediamo attorno a noi (attentati, guerre ai confini dell’Europa, flussi apparentemente incontrollabili di migranti – quando fino alla morte di Gheddafi e di Mubarak ed Assad al potere tutto era sotto controllo -) scaturisce dalla necessità di nascondere il disastro delle politiche economiche intraprese da almeno 25 anni e soprattutto negli ultimi 8 ma anche e soprattutto dalla lotta di potere per la successione all’unico dominus globale, sostituendolo localmente con aree di influenza più ridotte i cui mazzieri siano soggetti alternativi a Washington, soggetti regionali. Per fare questo, obiettivo ambizioso ed inconfessabile alla popolazione, bisogna creare i presupposti per un maggiore attivismo ad esempio negli scenari geostrategici che contano. L’EU – si sa – ha nella Francia il suo riferimento militare e dunque pare logico che la partita del convincimento locale ad un interventismo estero si debba giocare sul campo elettorale franco-belga, coinvolgendo dunque sia due grandi attori con lo stesso passato coloniale e pur anche decisamente affini che l’intera Europa attaccando ad esempio la città simbolo delle istituzioni comunitarie, Bruxelles. Anche se in maniera estremamente cinica abbiamo forse argomentato il perché dei recenti attentati oltralpe.

Il Papa evidentemente ha la saggezza millenaria dalla sua – assieme a centinaia di migliaia di confessionali – e dunque ci indica la strada quanto meno per comprendere gli eventi.

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L’alternativa al caos per altro potrebbe essere dietro l’angolo, l’uovo di Colombo: ad esempio gli USA che non si dimostrassero cosi deboli e marginali come invece la corrente presidenza li ha costretti. In fondo chi volesse davvero sostituirsi a Washington – ad esempio l’asse Franco-tedesco in Europa – avrebbe tutto l’interesse a perpetrare la debolezza americana sperimentata sotto Obama e dunque cercherebbe di dare continuità politica ad una presidenza che non esito a definire fallimentare. Magari sostenendo H. Clinton…

In tale contesto l’alternativa al caos – e la parallela negazione dei criptoavversari USA – potrebbe concretizzarsi ad esempio in una presidenza forte e concreta che voglia veramente cambiare la traiettoria declinante americana facendo ritornare grande l’America, come sarebbe ad esempio quella di Trump che di fatto romperebbe le uova nel paniere a chi oggi ambisce a sostituirsi a Washington, magari in Europa.
Ecco forse il perché dell’ostracismo riservato a Donald Trump dalla maggior parte della stampa tradizionale, inevitabilmente legata allo status quo attraverso i loro editori.

Mitt Dolcino

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