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COP22: tutti per l’ambiente ma i soldi vanno ai combustibili fossili

 

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Si sono appena conclusi gli incontri per il COP22 a Marrakech, in Marocco. In mezzo al solito marasma di autorità politiche, personaggi pubblici, associazioni ambientaliste e giornalisti nessuno ha fatto rilevare due dati importanti. Il primo è che tutto si è concluso con un nulla di fatto: i lavori sono terminati con un invito (blando) a mantenere e rispettare gli accordi di Parigi. Un invito neanche tanto celato al presidente Trump di non proseguire con quel cambio di rotta annunciato e che rimetterebbe tutto in discussione.

La seconda notizia veramente importante è però un altra: in barba alle belle parole, ai discorsi e alle promesse in tutti questi incontri in giro per il pianeta, la realtà è che nessuno ha realmente voglia di fare nulla per eliminare i combustibili fossili e per ridurre le maggiori fonti di inquinanti.

A dimostrarlo sono i dati di alcune ricerche. La prima è quella realizzata da InfluenceMap che riporta i contributi in denaro concessi al settore dei combustibili fossili in molti paesi e, in particolare, in quelli che fanno parte del G7. Dal rapporto emerge che “nonostante le dichiarazioni contrarie e gli impegni a riformare, enormi quantità di denaro vengono spesi dalle nazioni più ricche per sostenere i combustibili fossili sul mercato. Inoltre resta enorme il divario nelle pratiche all’interno delle nazioni del G7, tra il Giappone, con il suo supporto per il carbone, petrolio e gas in Asia, e in Italia, con il supporto del suo interno industria dei combustibili fossili”, come ha detto  Dylan Tanner, direttore esecutivo, InfluenceMap.

In poche parole, nonostante le belle promesse, le fonti energetiche legate ai combustibili fossili continuano a beneficiare di quantità di aiuti maggiori rispetto alle fonti energetiche alternative ed ecosostenibili.

A confermare questi numeri anche il Fondo monetario internazionale: nell’ultimo anno i sussidi alle fonti fossili a livello mondiale sono stati pari a 5.300 miliardi di dollari, pari a circa il 6,5% del Pil mondiale e più di tutta la spesa sanitaria pubblica. Anzi, stando ai numeri, pare che nell’ultimo periodo i leader mondiali abbiano aumentato il loro sostegno al comparto dei combustibili fossili. In barba alle dichiarazioni sul clima di Parigi, di New York e di Marrakech i sussidi alle fonti fossili sono cresciuti “del 10,4% rispetto al 2013” stando ai dati dell’Fmi. Tra i maggiori investitori, la Cina con 2.272 miliardi (+22%), seguita da Stati Uniti con 699 miliardi (+14%) e Russia con 335 miliardi (5.7%), secondo Legambiente.

Un dato confermato anche dal dossier Stop sussidi alle fonti fossili, pubblicato da Legambiente: anche l’Italia continua imperterrita a sostenere finanziariamente i combustibili fossili più di quanto non incentivi la corsa alle energie rinnovabili. E mentre il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti a Marrakech ribadiva l’impegno dell’Italia nella lotta ai cambiamenti climatici, il governo destinava “14,8 miliardi di euro all’anno di sussidi diretti o indiretti alle fonti fossili” alle fonti energetiche “pulite” venivano concessi solo 10 miliardi di euro.

Anche la “verde” Europa non ha rifiutato il proprio sostegno alle fonti energetiche tradizionali: “Questa crescita in Europa – dice Legambiente – è stata superiore alla media globale e si prevede un ulteriore incremento del sostegno alle fonti fossili dell’11,6% con 231 miliardi di dollari di investimento”. In Europa “la maggior sostenitrice delle fonti fossili è la Germania con 55,6 miliardi di dollari (+10.5%)”.

“Il nostro Paese – ha detto il vice presidente di Legambiente Edoardo Zanchini – continua a comportarsi come se il problema dei sussidi alle fonti fossili semplicemente non esistesse, quando tutte le istituzioni internazionali hanno messo in evidenza come siano una barriera per lo sviluppo di un economia decarbonizzata. Anche la legge di Stabilità 2017 ignora l’argomento e prevede ancora sussidi diretti e indiretti alle fossili”.

Una situazione che, visti i risultati della COP22, non può non destare forti dubbi sulla reale volontà di ridurre le emissioni della maggior parte dei paesi presenti a Marrakech.

 

C.Alessandro Mauceri

 

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