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Concorso docenti 2016: ancora troppe ombre e nessuna trasparenza. (di Sara Piersantelli)

foto video prova

Da qualche settimana sono terminate le prove scritte “computer based” che i candidati sono stati chiamati ad affrontare dal 28 aprile al 31 maggio.

Sei domande aperte e due brani in inglese, con cinque sottoquesiti a risposta multipla ciascuno, da svolgere in 150 minuti.

Una prova che ha generato sempre più perplessità, sia per il palese scompenso tra tracce e tempo di risposta che per le evidenti crepe nell’intera macchina organizzativa del MIUR.

Numerosi sono stati gli appelli dei docenti rappresentati dall’Associazione Coordinamento Nazionale TFA; appelli cui il Miur non ha mai risposto se non con lacunose e vaghe rassicurazioni.

Nonostante infatti le richieste di informazioni riguardanti i protocolli di sicurezza della prova al computer, sono state segnalate delle testimonianze di tracce non salvate, dell’utilizzo di chiavette non ministeriali per trasmettere le prove alle commissioni ed improvvisi black out, a cui si aggiunge anche la diffusione tramite social della preoccupante immagine che immortala uno dei pc durante l’esecuzione del software utilizzato per il concorso ancora in svolgimento.

La foto potrebbe mettere in seria crisi la credibilità di chi ha deciso questa modalità per la prova scritta e rappresenterebbe un’enorme ombra sulla validità di tutta la procedura informatica messa in piedi dal Miur per garantire la sicurezza informatica e la legittimità del concorso.

Il concorso si è svolto nei numerosi laboratori delle scuole di tutta Italia, ognuno con le sue, spesso scarse, caratteristiche hardware, software e di rete; con una tale eterogeneità di condizioni è impossibile che possa esistere uno standard minimo di sicurezza garantito.

Alle aule preposte accedono difatti ogni giorno centinaia di studenti, tecnici e gli stessi insegnanti che hanno sostenuto le prove concorsuali.

Prove esperite per la prima volta con queste modalità, contraddistinte da numerose falle e contraddizioni, di cui questa che segnaliamo sarebbe indubitabilmente sanzionatoria di una incapacità tecnica ben oltre i limiti della sopportazione di docenti.

Ma procediamo per gradi.

Dalla analisi della foto incriminata emerge che non può trattarsi di una schermata di prova del programma (della sua versione “beta” fornita in anteprima ai tecnici di laboratorio per verificarne le funzionalità). Difatti la domanda che appare chiaramente a video è una dei quattro quesiti di inglese previsti per la c.d.c AD04.

Si tratta pertanto di vera e propria prova concorsuale. Ora, l’ipotesi che uno dei candidati abbia scattato la foto durante gli esami eludendo il comitato di vigilanza, ci appare, ad un’analisi più attenta, il migliore degli scenari ma, per svariati motivi, del tutto inverosimile.

Innanzitutto, per le modalità tecniche con cui si è svolta la prova era impossibile passare il software ad un altro tipo di visualizzazione poiché il “detach” dell’applicativo Cineca era a codice segreto (ctrl più altri pulsanti) e quindi estremamente difficile da improvvisare, e conosciuto ai soli tecnici.

Il testo poi, come è stato detto, è stato riconosciuto come quello originale, le risposte anche.

L’eventuale falsario non avrebbe potuto tenere tutto a mente e ricrearlo; non essendo mai state rese pubbliche dal MIUR le tracce di nessuna delle prove scritte, è impossibile ritenere che l’immagine ritragga un testo contraffatto. Inoltre, avendo avuto a disposizione le immagini del software di prova (http://www.professionistiscuola.it/concorsi/2118-concorso-docenti-2016-prova-computer-based-in-esclusiva-su-psn-tutti-i-dettagli-e-le-immagini-dell-applicativo-miur.html ) è da escludere che si tratti di una esercitazione tecnica.

L’ipotesi fotomontaggio risulta, per questi motivi, improbabile. Un editing del genere non si potrebbe realizzare se non con un lunghissimo lavoro e con materiale praticamente impossibile da procurarsi.

Analizzando più attentamente la foto, e facendo attenzione all’angolo in alto a sinistra della finestra in esecuzione, si può notare come la “shell” riporti il nome del programma, presumibilmente il noto VNC viewer (https://www.realvnc.com/download/viewer/).

Bene, se la nostra ipotesi fosse confermata il seguente link, https://www.youtube.com/watch?v=Xq-mHC9JYwY , può dare una chiara idea di cosa il programma è in grado di fare.

VNC viewer è difatti un software che permette, qualora opportunamente configurato, di effettuare l’accesso in remoto ad una o più macchine collegate ad internet. Basta installarlo sulla macchina che si intende controllare e, successivamente, su un secondo terminale, presente in qualsiasi altro posto – anche al di fuori del laboratorio -, che fungerà così da controllore. L’addetto alla seconda macchina avrà, in definitiva, totale libertà di operazione sulla prima.

È estremamente verosimile che un concorrente, venuto a conoscenza delle scuole in cui si sarebbero svolte le prove, abbia installato (o fatto installare) VNC su tutti i PC dei laboratori, non sapendo a quale avrebbe potuto sedere. Va ricordato che tutti i candidati conoscevano in anticipo la sede della loro prova.

All’orario stabilito, quindi, un “complice” si collega tranquillamente, dalla propria abitazione, a tutte le macchine dell’aula sede di concorso (e qua si aprono possibilità infinite quali l’opportunità di manipolare gli elaborati di tutti gli altri concorrenti) e aspetta un segnale concordato, ad esempio scrivere una parola chiave nello spazio predisposto per le domande a risposta aperta. Da quel momento in poi prende il controllo e svolge in toto la prova del candidato, oppure ne salva le domande, aspetta che il candidato risponda, e procede alla correzione.

Per un addetto alla vigilanza è praticamente impossibile accorgersi di quello che sta succedendo e, lo ripetiamo, l’operatore remoto ha totale controllo sulla macchina. Può fare praticamente quello che vuole.

Il Coordinamento Nazionale TFA è consapevole della possibilità che la foto sia stata manipolata e che l’intera vicenda possa rivelarsi un falso.

Tuttavia ciò non esonera il Ministero dal rispondere a questa puntuale domanda: in che modo il Miur ha garantito l’impossibilità di accedere in remoto alle macchine impiegate per lo svolgimento della prova concorsuale per il reclutamento docenti?

Il Ministero, interrogato, si è limitato a precisare che “non è possibile utilizzare sulle postazioni del concorso il client VNC (installato in alcuni laboratori per le attività di gestione ordinaria del laboratorio stesso) in quanto le postazioni nei giorni della prova sono state scollegate dalla Rete dal responsabile d’aula/comitato vigilanza. Quindi anche se installato non può essere utilizzato per connessioni da remoto.”

Tale affermazione, oltre a rappresentare una contraddizione in termini – ammette che è installato nelle postazioni ma è impossibile utilizzarlo, perché? – e a non fornire alcuna spiegazione a riguardo, qualora confermata non farebbe che avvalorare le preoccupazioni dell’Associazione, visto che viene addirittura ribadita la presenza del software VNC all’interno dei laboratori, come di fatto naturale, dato il suo ampio uso nei sistemi di rete nelle scuole.

Il Ministero ammette, quindi, che si possa trovare già installato nei computer con i quali è stata svolta la prova, cosa che aumenta la plausibilità di quanto temuto.

Non solo: la dicitura Rete (maiuscolo) fa pensare che i computer siano stati “presumibilmente” disconnessi da internet (la Rete per antonomasia) – questo qualora gli operatori incaricati della vigilanza se ne siano coscienziosamente ricordati e che fosse tecnicamente fattibile, data la varietà delle architetture di network presenti nelle centinaia di laboratori delle scuole italiane, – ma non dalla LAN, la rete interna della singola scuola, lasciando la possibilità di un collegamento da un secondo computer nello stesso edificio.

Viste le carenti rassicurazioni del Miur, l’Associazione Coordinamento Nazionale Tfa ha provveduto a denunciare l’accaduto, lo scorso 3 giugno, presso la Procura della Repubblica che sta procedendo alle indagini.

In virtù di quanto detto, infatti, se l’accesso da remoto fosse non vero ma anche solo possibile, ci sarebbe una potenziale violazione della par condicio che potrebbe comportare uno o più illeciti nonché la facoltà da parte di tutti i soggetti sottoposti a procedura concorsuale di ripudiare la propria prova poiché possibilmente manomessa (durante, ex ante od ex post) lo svolgimento della stessa.

A conclusione dei problemi riscontrati ci si interroga anche sugli obblighi di legge prescritti dal Garante per la protezione dei dati in merito alla sicurezza dei laboratori impiegati durante la prova, ovvero se il Datore di Lavoro abbia proceduto, per ogni singola aula e a livello nazionale, alla nomina ufficiale di un amministratore di sistema/rete e se il sistema di controllo degli accessi alle singole postazioni, anche offline, tenga traccia delle operazioni da esso eventualmente effettuate, registrandole (file di log) in maniera certa e non modificabile.

Di fatto, qualora questi standard di sicurezza non fossero garantiti, appare lecito avanzare l’inesistenza di un sistema di tutela che garantisca lo standard previsto per la trattazione di dati ritenuti sensibili quali quelli coinvolti nella procedura di selezione, conditio sine qua non viene a cadere l’intero impianto tecnico concorsuale che non avrebbe potuto assicurare lo svolgimento della prova secondo legge.

A preoccupare ulteriormente è come la cosa venga passata sotto silenzio, nessun organo di informazione ne ha parlato, ad esclusione del quotidiano Il Fatto, e nessun esponente politico ha minimamente fatto presente la questione interrogando il Miur in merito. I sindacati? Non pervenuti da tempo sulle questioni dei precari della scuola.

A quanto pare questo concorso s’ha da fare per tutti, come non importa.

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