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COMMENTO ALLE PAROLE DI PAOLO MIELI.

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L’ex direttore de “La Stampa” e “Il Corriere della Sera” Paolo Mieli ha partecipato ed è intervenuto a Cortina d’Ampezzo insieme allo storico Giovanni Sabbatucci per presentare il libro “Fattore G” di Francesco Cancellato, direttore de Linkiesta.it.
E lì si è lasciato andare ad alcune dichiarazioni sull’Europa, la Germania e l’Italia che riteniamo meritino una risposta.

Innanzitutto ha esordito espondendo la “sua” verità, cioè che il senso di ostilità nei confronti della Germania emerge solo nei Paesi “indebitati”, e che la loro resistenza sta ammazzando l’Europa.
Allora, se questo fosse vero, ci piacerebbe molto sapere perché il sentimento antieuropeista e, quindi, antitedesco, stia montando sì in Grecia o in Italia, ma anche nelle civilissime Olanda, Francia e Finlandia.

Ci piacerebbe sapere anche perché il Regno Unito ha scelto di uscire da questa perfetta organizzazione. Quei Paesi dovrebbero rappresentare l’Eden per Mieli, eppure lo stesso sentiment che proviamo qui sta nascendo prepotentemente anche nei Paesi nordici.
Inoltre, affermare che le “resistenze” italiane stiano ammazzando l’Europa è semplicemente ridicolo. Il governo italiano è uno dei più favorevoli in assoluto a questo progetto.

Mieli e lo storico poi continuano con una analisi storica che niente ha a che vedere con la situazione attuale. Parlare di Bismarck, Guglielmo II e Hitler non spiega minimamente la situazione attuale. Angela Merkel non è Bismarck, Wolfgang Schaeuble non è Guglielmo II, Jens Weidmann non è Hitler, così come l’Italia di oggi non ha niente a che vedere con quella dell’Imperatore Marco Aurelio, di Camillo Benso conte di Cavour, di Benito Mussolini o di Bettino Craxi. Le analisi storiche non c’entrano niente con l’attuale condizione economica e politica dei Paesi europei.

I due procedono poi con un’analisi semplicemente errata riguardo lo sviluppo economico tedesco, come se questo sia stato continuo e esclusivamente dovuto a presunte capacità dei cittadini tedeschi che gli altri popoli non hanno.
Dopo la fine della seconda guerra mondiale c’è stato innanzitutto il Piano Marshall, e tutti i principali Paesi europei conobbero uno sviluppo senza precedenti, non solo la Germania. L’Italia arrivò, per un periodo, ad essere la quarta potenza economica mondiale.

Inoltre la Germania, insieme alla Francia e al Regno Unito, fu uno dei Paesi che usufruì maggiormente degli aiuti statunitensi. Quindi non si può dare ad un solo popolo il merito di aver portato sviluppo nel proprio Paese.
Dopodiché ci fu lo SME, il primo grande progetto economicida d’Europa, che cominciò a decretare l’egemonia tedesca sul continente (sistema a cambi fissi che danneggiava enormemente il competitor della Germania, cioè l’Italia).

Poi ci fu l’unificazione. O, meglio, l’annessione della Germania Est che, per le modalità con cui si svolse, ebbe un impatto notevole anche sugli altri Paesi europei, sia per la nuova presenza di un Paese economicamente e demograficamente egemone, sia perché l’unificazione permise alle imprese della Germania Ovest di trovare moltissimi nuovi mercati (quelli della Germania Est e di tutto l’Est Europa) arricchendosi rispetto alle altre europee. Se noi avessimo annesso all’Italia, che so, la Romania o l’Albania, avremmo avuto lo stesso identico sviluppo. Ma mentre noi rispettavamo l’autonomia degli altri Paesi, i tedeschi annettevano i loro stessi fratelli depredandoli di tutte le loro ricchezze (con una moneta troppo forte e con la privatizzazione in blocco di quasi tutte le imprese orientali).

E poi è arrivato l’Euro, che ormai TUTTI riconoscono essere uno strumento che avvantaggia la Germania su tutti gli altri Paesi.
Ma, guarda caso, nell’ultimo periodo in cui i Paesi europei sono stati nuovamente liberi di agire come preferivano, cioè tra lo SME e l’Euro, la Germania conobbe una crisi senza pari… mentre l’Italia tornò a ritmi di crescita che non vedeva da tempo. Mentre la Germania crollava, l’Italia otteneva il primato europeo nella produzione industriale.
In tutto questo, quali meriti i tedeschi hanno dimostrato di avere che gli altri popoli non possedevano?

Ora arrivano le parti migliori.
Innanzitutto i due elogiano la Germania per le politiche… sull’immigrazione. Sì, avete letto bene.
Il Paese che per anni non si è preoccupato di dare una mano ai Paesi in difficoltà, che poi ha annunciato di voler accogliere tutti, poi ha aperto le frontiere, poi le ha chiuse, poi le ha riaperte portando il caos negli altri Paesi e sfiorando lo scontro armato tra le polizie tedesca ed austriaca, che ha accolto alcuni immigrati nei campi di concentramento, che ha assunto alcuni di essi in lavori per un euro l’ora, e che vuole comunque solo accogliere i siriani, più istruiti e facilmente integrabili per poterli far lavorare nelle industrie automobilistiche… adesso viene elogiato da due persone che vogliono vederlo come Paese egemone e leader indiscusso nel continente.

Poi Mieli prosegue con la retorica più infima sull’Italia, citando le sempreverdi guardie forestali siciliane. “Ci sono troppe guardie forestali!!!11!1! Siamo un Paese di buffoni!!! Mika kome in Cermania!”.
Mi chiedete: “Ma non è un problema?”. Vi rispondo subito: “Sì, certo”.
Ma se per celebrare e giustificare l’arrogante dominio di un Paese in un continente mi parlate dei forestali siciliani allora mi metto a ridere, soprattutto se il Paese che volete celebrare è quello talmente marcio che una sua azienda di spicco ha pagato la più alta multa della storia per un caso di corruzione internazionale, quello la cui più grande banca ha manipolato degli indici venendo poi scoperta, quello che ha venduto armi a mezzo mondo per ottenere favori, come all’Arabia Saudita per ottenere i Mondiali di calcio del 2006, quello della Volkswagen, quello con l’economia sommersa più grande d’Europa, quello il cui autore delle riforme era un corrotto e corruttore senza pari, quello dei casi di corruzione in numerosissime aziende, quello che compra gli aeroporti greci con un’azienda pubblica, quello che si finanzia di nascosto con la KFW, etc.
Non siamo perfetti. Ma non accetto di essere additato da chi elogia un Paese che è esattamente uguale al nostro.

Sembra averci preso gusto: “Noi chiediamo a un operaio di Dusseldorf di lavorare per pagare un po’ dello stipendio dei forestali siciliani”.
Ahahahahahah, e cos’è che avrebbe pagato la Germania per noi?
Ah, no aspetta, siamo noi ad aver pagato per salvare le banche marce tedesche con la scusa di dover “salvare la Grecia”…

“C’è un Paese spendaccione, che da anni promette di eliminare gli sprechi e ridurre il debito pubblico, che ha firmato trattati che gli impongono di farlo”.
Paese spendaccione? Come può un Paese che dal 1992 (millenovecentonovantadue!) è in AVANZO PRIMARIO essere spendaccione? Nemmeno i suoi tanto adorati tedeschi sono stati “rigorosi” quanto noi.

Poi ripete che i tedeschi si sono ripresi sempre, e che quindi non c’è altra Europa se non quella a guida tedesca. Se in passato questo può anche essere vero, l’ultimo ritorno in auge della Germania, come ho scritto poco fa, non è dipeso solo dai tedeschi, e il loro sviluppo non è stato minimamente costante ma quasi sempre frutto di aiuti, di “trucchi”.

Vi riporto una delle frasi finali:
“Europa e Germania si sono STUFATI delle nostre chiacchiere e della nostra versione STRACCIONA e MISTIFICATORIA del pensiero di Keynes, secondo la quale bisogna continuare a riempire di soldi le tasche di giocatori compulsivi, debitori che non pagheranno mai, per permettergli di continuare a perderli al tavolo verde”.
Questo non lo commento. Voglio lasciarvelo così.
Non capire le basi della macroeconomia e disprezzare in questo modo il proprio popolo e la propria Costituzione non merita altro commento.

Con tutto il possibile rispetto, se questo è il livello del giornalismo italiano, non abbiamo nessuna speranza.
Euro o non Euro.
Unione Europea o non Unione Europea.
Neoliberismo o non neoliberismo.

Luca Tibaldi

 

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