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CHI SCRIVE DAVVERO I TRATTATI EUROPEI? Di Luca Tibaldi

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Ormai ci abbiamo fatto l’abitudine, e non potremmo sbagliare di più: ci sono i grandi trattati europei, e questi vanno rispettati. Abbiamo già avuto modo di dimostrare che in realtà questi trattati andrebbero strappati al più presto in quanto sono in palese contrasto con la nostra Costituzione.

Ma lasciamo perdere un attimo quel discorso per rispondere ad una domanda: chi scrive “davvero” i trattati? Il Parlamento Europeo? Il Consiglio Europeo? La Commissione Europea? Be’, ovviamente, come potete immaginare, la non eletta e indipendente Commissione è l’organo che ha più voce in capitolo, ma spesso capita che le sue decisioni siano influenzate da qualcun altro.

Senza girarci intorno, avrete capito che sto parlando del sistema delle lobbies.

Prima di continuare consiglio a tutti di dare un’occhiata al docufilm “The Brussels Business”, che si trova anche facilmente su YouTube.

A Bruxelles ci sono circa 5000 lobbies e oltre 15000 lobbisti che lavorano quotidianamente per influenzare e indirizzare il ruolo delle istituzioni europee (e quindi anche le “politiche” nazionali).

Due degli esempi più noti sono lo “European Round Table of Industrialists” e “Business Europe”.

Alcuni dei membri e finanziatori, presenti o passati, dell’ERT sono ad esempio Siemens, FIAT, Shell, Philips, Renault, Total, Nestlè, Vodafone, BMW, Bayer, Nokia, ENI, Volvo, ThyssenKrupp, Heineken, Olivetti, etc.

Non è raro che nei siti web di questi grandi gruppi compaiano addirittura lettere di “consigli” e raccomandazioni indirizzate direttamente a commissari europei (come nel caso della Solvay, che scrisse direttamente al presidente della Commissione Barroso).

Questo articolo non vuole essere un’analisi dettagliata, ma intende semplicemente far notare alcune cose che dovrebbero far riflettere.

Prima di vedere alcuni esempi di intromissione (che inserisco qui grazie alle lezioni di MMT Italia), riportiamo una dichiarazione di Daniel Janssen, ex presidente dell’ERT e membro del comitato esecutivo della Commissione Trilaterale, nel 2000, a Tokyo:

“Da una parte stiamo riducendo il potere dello stato e del settore pubblico con le privatizzazioni e la deregolamentazione. Dall’altra stiamo trasferendo molti dei poteri nazionali dagli stati a una struttura più moderna a livello europeo CHE AIUTA I BUSINESS INTERNAZIONALI COME IL NOSTRO”.

Ma ecco alcuni esempi:

-Nel 2000 l’ERT chiede che “le implicazioni dei bilanci nazionali delle politiche di spesa allo stadio della prima ideazione siano controllati a livello della UE”.

Nel 2011 ha avvio lo “European Semester”, che stabilisce che i bilanci nazionali vadano sottoposti PRIMA alla Commissione Europea e al Consiglio Europeo e POI ai Parlamenti nazionali.

-Nel 2010 Business Europe chiede “un meccanismo forte di COSTRIZIONE che assicuri obbedienza” da parte degli stati e “un sistema di penalità graduali e multe in caso di ripetuta indisciplina” nei bilanci nazionali.

Nel 2011 nasce il “Preventing macroeconomic imbalances”, che delinea le sanzioni per i Paesi “disobbedienti” contro la Commissione europea.

-Nel 2010 Business Europe chiede una “maggiore flessibilità nelle strutture di contrattazione dei salari” e “un legame più stretto tra età pensionabile e aspettativa di vita”. Nel 2011 chiede poi “un ruolo di primo piano per la Commissione e un limite al potere degli stati”.

Nel 2011 ha inizio l’Europact, il quale vuole “riesaminare gli accordi salariali”, “allineare l’età pensionabile con l’aspettativa di vita” e che sostiene che le finanze pubbliche siano sostenibili in base a “regimi pensionistici, assistenza sanitaria e previdenza sociale”.

-Nel giugno 2010 e marzo 2011 Business Europe suggerisce “la trasposizione di regole sul deficit pubblico e sul debito pubblico in leggi nazionali” e “barriere al debito pubblico introdotte nelle leggi nazionali”.

Nel 2012 arriva il famigerato Fiscal Compact, che comporta il Pareggio di Bilancio, l’eliminazione definitiva del ruolo dello stato, che noi abbiamo diligentemente messo in Costituzione. Secondo questo trattato gli Stati devono mostrare alla Commissione e al Consiglio i piani di emissione di debito PRIMA che ai parlamenti nazionali.

Questi sono solo pochissimi esempi, ma sono tutti abbastanza chiari per dimostrare una cosa molto semplice: chi governa l’Unione Europea non ha mai fatto, non fa e non farà i nostri interessi. I potenti chiedono, l’UE obbedisce. E attenzione… tutto questo non è fatto nell’interesse pubblico, perché riportando ciò che ha detto lo stesso Janssen, questo atteggiamento di intromissione nella politica “aiuta i business internazionali come il nostro”. Agiscono nel LORO interesse, non in quello delle popolazioni. E nel fare questo influenzano coloro che, al contrario, dovrebbero avere il benessere comune come UNICO obiettivo.

Poi a volte capita che non provino nemmeno a mantenere un velo di menzogna. È il caso di Miguel Arias Canete, presidente dei consigli di amministrazione di due grandi società petrolifere spagnole, che dovette vendere tutte le sue azioni per conflitto d’interessi perchè era stato nominato Commissario Europeo… al CLIMA e all’energia; o ancora, il caso di Jonathan Hill, fondatore di una società di lobbying (la Quiller Consultants), che venne scelto da David Cameron come rappresentante britannico nella Commissione, e che divenne, ovviamente, commissario europeo ai servizi finanziari.

L’Unione Europea è nata per fare gli interessi di grandi gruppi industriali e finanziari spogliando poi gli stati dei poteri che spettano loro. E svolge il suo compito alla perfezione.

Non c’è nessun Erasmus che possa giustificare la distruzione consapevole delle strutture produttive dei Paesi.

Non c’è nessun Eurovisione che possa giustificare l’eliminazione degli Stati.

Non c’è nessuna finta promessa di pace e sviluppo che possa giustificare la cancellazione di decenni di lotte per i diritti dei lavoratori.

Fatevene una ragione.

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