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CASTA, CRICCA E CORRUZIONE SONO LA SCUSA DEL “COGLIONE” di Claudio Barnabè

A tutti coloro che sostengono che la permanenza dell’Italia nel gorgo della crisi economica sia dovuto alle spese della politica, ai vitalizi, ai vari Fiorito, Belsito, ecc., alla poca attrattività delle nostre imprese (cioè dalla scarsità dei cosiddetti IDE, investimenti diretti esteri), alle ruberie, alla corruzione, all’evasione fiscale, alla spesa pubblica improduttiva, alla mancanza di meritocrazia e “chi più ne ha, più ne metta”, propongo un semplice gioco: andate sul sito dell’ISTAT all’indirizzo http://dati.istat.it/ e scaricate, dalla pagina dei conti nazionali, i principali aggregati del prodotto interno lordo. Ora, con i dati così reperiti, aprite un file excel e create un grafico con il prodotto interno lordo ai prezzi di mercato in funzione della spesa per consumi finali delle amministrazioni pubbliche. Se siete svogliati, non vi preoccupate, l’ho fatto io per voi. Si ottiene la seguente figura:

grafico

Cosa ci dice questo grafico? Che dal 1999 al 2014 (gli anni in cui i dati sono disponibili sul sito precedentemente indicato) il moltiplicatore fiscale è stimabile in un valore pari a 3,8915 con un indice di determinazione pari a 0,9713, cioè l’andamento del PIL nominale dipende per oltre il 97% dall’andamento della spesa pubblica (si vede infatti che R2 = 0,9713). In pratica i punti sul grafico risultano tutti piuttosto bene allineati. Questo vorrebbe dire che aumentando la spesa pubblica avresti oltre il 97% di probabilità che aumenti il PIL nominale, di converso diminuendola avresti altrettanta probabilità di ridurlo. Ma non basta! Considerando in prima approssimazione una relazione di tipo lineare, si vede che per ogni euro di incremento della spesa pubblica, il PIL nominale aumenterebbe addirittura di 3,8915 euro e parimenti per ogni euro di riduzione della spesa pubblica il PIL si ridurrebbe di 3,8915 euro. Paghi uno e prendi quasi quattro! Chi sostiene che per fare ripartire l’economia occorra tagliare la spesa pubblica va contro la realtà dei fatti per convenienza (perché pagato per dirlo) o per atteggiamento ciecamente fideistico nel modello marginalista.

Facciamo un passo in più: se la spesa pubblica incide in maniera così preponderante alla formazione del PIL, vuole dire che tutte le altre voci o sono diretta conseguenza della spesa, come i consumi, le importazioni e parzialmente gli investimenti (ricordiamoci che siamo nella trappola della liquidità), oppure sono sostanzialmente ininfluenti. Ma se sono ininfluenti vuole dire che chi addita la casta, la cricca, la corruzione, l’evasione ecc. quali i mali che impediscono la nostra ripresa economica… punta l’attenzione sul problema sbagliato (ma molto ben amplificato dei media nostrani). Sia chiaro, se ci sono dei reati vanno perseguiti, ma dal punto di vista economico sono di impatto assolutamente risibile.

Tutto questo vuole forse dire che basterebbe modificare i trattati, come dicono i sostenitori di “un’altra Europa”, affinché fosse consentito l’incremento della spesa pubblica e l’economia ripartirebbe? Inizialmente sì, ma questo comporterebbe un repentino peggioramento delle partite correnti con conseguente crisi di debito (privato) sulla falsariga di quanto accaduto in Grecia. Nella gabbia dell’eurozona, infatti, l’aumento di ricchezza dovuto all’aumento del PIL si tradurrebbe in breve tempo in un forte aumento delle importazioni, favorite dalla moneta artificialmente forte che rende molto conveniente l’acquisto di beni esteri. L’unico rimedio sarebbe una politica di austerità (alla Monti style) per riportare il saldo in attivo con conseguente crollo del PIL, esattamente come avvenuto nel 2011. In pratica ci troveremmo nella situazione di partenza.

barbone

Nell’eurocrazia “pinochettiana” diviene economicamente insostenibile un aumento della spesa pubblica pertanto gli ultimi, intendendo i bisognosi, sono parassiti da eliminare, un costo che la società non può e non deve permettersi, ma per uno Stato (con la esse maiuscola che quindi rispetta i dettami della Costituzione) non sono parassiti, sono persone bisognose e non esiste pareggio di bilancio che possa impedire di salvaguardare la dignità umana. Rendiamoci conto: per salvare una moneta e la banca centrale (privata) che la emette stiamo calpestando la dignità delle persone facendogli saggiare la “durezza del vivere” tanto cara a Padoa-Schioppa.

Non c’è che dire, la gabbia dell’euro è stata creata per distruggere la nostra economia, depredare le nostre aziende e anestetizzare le nostre coscienze… e funziona perfettamente, anche grazie all’involontario aiuto dei “casta-cricca corruzionisti” che non fanno altro che sviare l’attenzione dall’aberrante regime giuridico-economico in cui siamo rinchiusi… ancora per poco.

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