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CAPIRE LE RIFORME IN TRE MINUTI. di Luca Tibaldi

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Le riforme. Le riforme strutturali. Ne sentiamo parlare da anni. “Bisogna fare le riforme!!!”.

Lo sentiamo dire da tutti i governi. Berlusconi, Prodi, Monti, Letta, Renzi. Destra, sinistra, centro, coalizione, governo tecnico. Tutti, senza esclusione.

Bene. Ma a cosa servono le riforme?

Ovviamente mettiamo da parte le riforme “secondarie” (le uniche su cui ci faranno esprimere un parere con il referendum) come l’eliminazione finta del Senato, la legge elettorale e il resto. Ci sarebbe da parlare per ore anche di queste, del governo sostenuto da un Parlamento illegittimo che le sta portando avanti, dell’incostituzionalità di molte decisioni, ma per ora lasciamo perdere.

Parliamo delle riforme più “concrete”, come quella sul mercato del lavoro. A cosa servono queste riforme? Servono a rendere il Paese più competitivo, giusto?

“Dobbiamo competere! Dobbiamo vendere i nostri prodotti!” E non importa se il World Economic Forum di Davos ha dimostrato che la deregolamentazione del lavoro non ha chissà quale impatto sulla competitività, “noi dobbiamo comunque riformarlo!”

Anche qui, mettiamo da parte il fatto che dobbiamo essere competitivi a tutti i costi proprio a causa dell’Euro (perché se lo Stato viene eliminato, e con esso la libera capacità di spesa, noi DOBBIAMO ottenere liquidità dal settore estero, cioè dobbiamo esportare).

Come si aumenta la competitività? Ne abbiamo già parlato a lungo, ma è qualcosa che va assolutamente ribadito e chiarito.

Se fate questa domanda a chiunque abbia studiato economia, vi dirà che la competitività si aumenta in tre modi:

a) Agire sul cambio.

Se io effettuo una svalutazione monetaria, vuol dire che la mia moneta perde valore rispetto ad un’altra. Quindi, lo straniero che ha una moneta più forte trova i miei prodotti convenienti, e io esporto di più.

Ma non possiamo farlo, perché c’è l’Euro.

b) Fare investimenti pubblici e privati per migliorare il prodotto.

Se aumento la qualità del prodotto, allora troverò acquirenti all’estero. Peccato che, a causa dell’Euro e dei trattati, dobbiamo attuare una stretta fiscale, e quindi lo Stato non può fare nessun investimento. Allo stesso tempo siamo in crisi, in stagnazione, e c’è incertezza, quindi di certo un privato non investe.

c) Ridurre i costi di produzione, cioè… se spendo di meno per produrre quel bene, allora potrò anche venderlo ad un prezzo più basso. Questo si può fare in due modi: o abbassando le tasse o riducendo le spese per la forza lavoro.

Però non possiamo abbassare le tasse perché servono allo stato come fonte sostitutiva di liquidità, e perché dobbiamo attuare il Pareggio di Bilancio.

Cosa resta?

Non possiamo agire sul cambio, non possiamo fare investimenti, non possiamo abbassare le tasse.

Però nell’Euro dobbiamo aumentare la competitività. Tagliando i salari.

A questo servono le “riforme”. A tagliare i salari. Nient’altro.

Se vi piace bene, buon Euro. Se non vi piace, c’è solo un’Alternativa, Alternativa per l’Italia!

Luca Tibaldi

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