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Buoni fruttiferi postali: conviene investire?

 

 

Buoni fruttiferi postali: conviene investire?

Buoni fruttiferi postali: conviene investire?

 

Investire in Buoni fruttiferi postali e Poste italiane: oggi come oggi ogni investimento, anche quello apparentemente più sicuro, va valutato attentamente. I Buoni Fruttiferi Postali sono stati per decenni un investimento fondamentale per le famiglie italiane: i rendimenti erano elevati, perché i buoni negli anni ’70-’80 erano emessi in situazione di inflazione elevata, ed erano garantiti dal fatto che le Poste sono un ente pubblico a tutti gli effetti. Inoltre sui Buoni Postali era riconosciuto un rendimento che aumentava tanto più a lungo si detenevano. Chi sta incassando oggi buoni emessi negli anni ’80, sta quindi beneficiando di un’elevata rivalutazione.

Investire in Buoni Fruttiferi Postali oggi significa scordarsi i rendimenti dei “bei tempi”: i rendimenti lordi garantiti sono estremamente bassi, in linea con un mercato che vede interessi sui conti correnti pari a zero e presto negativi (sono già negativi di fatto, considerando spese, bolli e commissioni varie). Ricordiamo che la bontà di un investimento dipende dal fatto che gli interessi che riconosce siano superiori all’inflazione, ossia alla perdita di potere d’acquisto del denaro: per fare un rapido esempio, se un rendimento mi garantisce il 1% di interesse all’anno, ma l’inflazione è pari al 2%, a tenere quel denaro fermo per un anno, ci perdo invece di guadagnarci. In linea generale quindi, considerato che lo stesso obiettivo della banca centrale europea è di stabilizzare l’inflazione su un tasso attorno al 2%, qualsiasi investimeno a lungo termine che garantisce un interesse inferiore al 2%, porterebbe ad una perdita, qualora l’inflazione raggiungesse quel livello o lo superasse. Tutte le informazioni di dettaglio sull’investimento in Buoni Fruttiferi Postali, a cominciare dai rendimenti, si possono trovare sul completo servizio di Economia Italia.

Investire in Buoni Fruttiferi Postali oggi può essere quindi visto alla stregua di un salvadanaio in cui tenere al sicuro dei liquidi, in attesa di tempi migliori per fare investimenti più fruttuosi. La pubblicità di questi buoni ha poi calcato la mano sul fatto che il rendimento lordo è tassato allo stesso modo dei titoli di stato, ossia al 12,5%, contro il 26% che si paga su investimenti “privati”. Di conseguenza, a parità di rendimento lordo tra un Buono Fruttifero Postale ed altri tipi di investimento “non statale”, il rendimento netto dei Buoni Fruttiferi Postali sarà maggiore. L’altro aspetto su cui la pubblicità ha calcato la mano è il fatto che il rimborso sia garantito, proprio perché si tratta di un “investimento di stato”. In anni in cui persino le Obbligazioni Bancarie iniziano ad avere un rischio, legato alla possibilità che le banche emittenti vadano in difficoltà, anche questo argomento è di facile presa sul risparmiatore intimorito dall’incertezza e dalla complessità della situazione economica e finanziaria.

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