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Banche: l’autogoal di banchieri e industriali. Che fare ora! Di Primo Gonzaga

 

Chissà se il gotha degli industriali e dei banchieri italiani stanno finalmente comprendendo cosa è la UE a guida tedesca, cosa è l’unione bancaria e a cosa serve il Bail In.

Visto che i discorsi saggi di chi metteva sull’avviso non sono mai stati ascoltati e sui principali media italiani si è dato voce solo a chi magnificava tutto quanto proveniva da Bruxelles, forse ora, più dei discorsi, i banchieri italiani comprenderanno la realtà dei numeri, comprenderanno l’azzeramento del valore delle banche Italiane, (e quindi dei loro portafogli).

Forse però questo non è ancora sufficiente e comprenderanno l’errore quando sarà troppo tardi e le principali banche del paese saranno tolte dalla proprietà dei vecchi azionisti e delle Fondazioni Bancarie e parcheggiate in qualche fondo del Dubai che poi, dopo qualche hanno li girerà ai compratori definitivi (probabilmente tedeschi) ad un prezzo concordato.

In Emilia sono molti a piangere mentre vedono i loro patrimoni azzerarsi: molte famiglie hanno storicamente azioni di Unicredito e delle Banche Popolari, per non parlare delle Fondazioni Bancarie come la Manodori che ha dimezzato il patrimonio in soli sei mesi dopo uno stillicidio di perdite patrimoniali rilevantissime (come sotto indicato le 4 banche principali hanno perso oltre il 60% del loro valore dall’entrata in vigore del Bail In.)

La prima cosa da fare è politica: comprendere che questa UE non fa il bene del nostro paese.  Non lo ha mai fatto per chi è debole socialmente, non lo ha fatto per la classe media e ora non lo fa per i grandi imprenditori e per le Fondazioni Bancarie. L’austerity imposta è un errore economico in assoluto, ma lo è ancora di più per un sistema come quello Italiano fatto in gran parte di PMI e di imprese storicamente sottocapitalizzate e dipendenti dal credito bancario.  Ma ora c’è una emergenza concreta. Il sistema bancario italiano è sotto attacco.

Che fare ora per salvare le banche:

  • Sospendere il Bail In: inapplicabile (come qui più volte detto) quando è un intero sistema ad essere a rischio perché viene a mancare la fiducia dei cittadini/clienti
  • Costituire immediatamente una Bad Bank con garanzie pubblica per acquisire parte delle sofferenze bancarie (quelle dovute alla crisi e causate dai dissesti delle imprese e dal calo del valore degli immobili e non agli errori dei banchieri) come già fatto dalla Germania nel 2008 (vedasi link a Soffin). Questo permetterebbe di riacquistare fiducia, e riavvierebbe il ciclo del credito a imprese e famiglie. Inoltre la speculazione al ribasso, una volta vista la determinazione ad agire cesserebbe.
  • Evitare in questo momento gli aumenti di capitale che non risolverebbero nulla come dimostrato dagli esempi eclatanti di Unicredit (2 aumenti di capitale) e BMPS (2 aumenti per ben 8 MLD) e che avrebbero il solo risultato di distruggere attualmente l’attuale proprietà (in gran parte fondazioni Bancarie dei cittadini italiani) e portare la proprietà dei nostri risparmi in mano a finanziarie straniere.

Se per farlo bisogna minacciare la UE di denunciare unilateralmente il “Bail In” questo è il momento di farlo!

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Figura 1 Oltre ai soci indicati, vi sono altri soci con quote rilevanti, a inferiori al 2% come La fondazione Manodori (19.6 Mln di azioni) e alcune famiglie di industriali emiliani con portafogli  rilevanti. Un nuovo aumento di capitale porterebbe UC in mani Estere.

Primo Gonzaga

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