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AUSTERITA’ ESPANSIVA? COLPA DEI GRECI ! (breve spiegazione, formula matematica e dimostrazione della forza distruttiva della teoria)

Cos’è l’EQUIVALENZA RICARDIANA (altrimenti detta Austerita’ espansiva, nota anche come carestia nutriente)?

Esso è un “sillogismo apodittico aristotelico”, ossia uno strumento di logica formale per il quale lo scopo non è quello di dimostrare la verità ma solo quello della correttezza formale del ragionamento (corretto formalmente, cioè rispetta le regole della logica, ma non corrisponde alla realtà e quindi è falso).

Qual è l’assunto dell’equivalenza ricardiana? Questo:


“se lo stato non si indebita oggi, i cittadini si aspetteranno meno tasse fra 20-30-40 anni quindi OGGI TESAURIZZANO MENO E SPENDONO di piu’ “

La colpa e’ di questo signore che ha insegnato alle elites a mentire ingannando i popoli:

aristotele

quindi, comunque vada, è sempre dei greci.

L’esposizione delle tesi ricardiane si ha nel capitolo XVII dei Principles (1817) e nell’opera Funding System (1820). Le sue argomentazioni, pur portando ad una medesima conclusione, seguono due vie diverse, una «macroeconomica» e una «microeconomica». La tesi macro è la prima avanzata nei Principles e riprende osservazioni del pensiero di Melon, che scriveva sui debiti pubblici nel 1734 nell’opera “Essai politique sur le commerce”: I prestiti pubblici implicano il pagamento di interessi ai sottoscrittori dei titoli (il «servizio del prestito»): lo stato per pagare tali interessi dovrà necessariamente ricorrere a maggiori imposte.

In questa ottica, il debito pubblico si configura come un trasferimento di denaro dalle tasche dei contribuenti allo stato e, per mezzo di questi, ai rentiers.

Nel contesto micro, invece, il processo di scelta di un individuo si inquadra in un contesto di massimizzazione di una funzione di utilità intertemporale. E’ chiaro che il concetto di onere fiscale assume il connotato soggettivo di “sacrificio di utilità” e non più di “perdita di risorse” come nell’ambito macro.

L’analisi micro ora ricordata ci fa comprendere che il confronto tra prestito e imposta è il confronto tra due tipi di imposte: un’imposta straordinaria una tantum e un’imposta ordinaria perpetua (per il servizio del prestito) il cui valore attuale è identico alla prima.

Nel Funding System Ricardo ritorna sul livello macroeconomico: gli effetti del prestito e dell’imposta sull’accumulazione.

“Se ad un individuo si chiede di pagare 1.000 di imposta, è probabile che si dia da fare per risparmiare un’eguale somma del proprio reddito; forse non si comporterebbe nello stesso modo […] se lo stato fosse ricorso al prestito per il quale l’individuo sarebbe chiamato a pagare solo 50 di imposte sul reddito. Le imposte di guerra sono quindi più convenienti (economical), perché una volta pagate stimolano il risparmio e non lasciano quindi impoverire il capitale della nazione”

Il prestito è più oneroso perché rallenta l’accumulazione!

Quindi Ricardo, col ragionamento, arriva alla conclusione che il debito pubblico è:

– trasferimento reale di potere di acquisto (analisi macro);

– sacrificio del contribuente di natura soggettiva (analisi micro);

– rallentamento del ritmo di accumulazione.

La formula è da tempo nota ai nostri lettori, è quella di un mutuo (Equivalenza intertemporale dei saldi) e sin dal 2013 vi mostrai in base a semplici calcoli da bimbo alle prime armi che il rapporto debito su pil sarebbe esploso:

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Maledetti pensatori Greci (hihihihih)!

 

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