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Altro che area lavorativa uniforme. Europa polarizzata come “Pane e Cioccolata”

Qualche settimana fà, invitato a Radio Luiss presso la stessa università, parlando di UE ed Euro, sostenevo il mio punto di vista circa le dinamiche relative alla mobilità del lavoro in Europa affermando che il nostro continente NON è un area unica che favorisce un grande movimento trasversale dei lavoratori (non in senso politico) di qualsiasi nazionalità e che il fattore lingua, come negli USA non sia più  un problema.
Insomma esiste l’inglese in Europa, seppur maccheronico.
Durante l’intervista il mio interlocutore sosteneva invece che oggi più che mai, possiamo trovare ragazzi siciliani in Germania e io posso aggiungere anche greci, portoghesi, spagnoli in o bulgari in Gran Bretagna.
Ma ciò NON conferma che l’Europa e’ un area valutaria ottimale, dove i fattori produttivi come il lavoro, si muovono in maniera uniforme, a differenza dagli USA. Se non ce ne siamo resi conto, le direttrici dei flussi migratori in europa sono a senso unico, ossia da sud a nord, vale a dire da aree depresse a quelle più floride ed è difficile il contrario, possiamo immaginare masse di tedeschi che vanno a lavorare in Grecia o nella splendidacittà di Napoli?
In America, come abbiamo sempre visto nei film e telefilm, viene rappresentata la classica famiglia americana che da Los Angeles si sposta verso Chicago o da Miami in Texas infrangendo magari il cuore della fidanzata lasciata a Los Angeles per trovarla un’altra a Boston… vale a dire i lavoratori non si muovono in un unica direzione ovvero come detto prima, ossia da sud a nord come accade in Europa.
Il puro fenomeno dell’immigrazione in Europa si è accentuato ovviamente con il deteriorarsi della crisi dell’eurozona, altro che Europa casa comune per tutti i lavoratori, siamo tornati ai tempi del famoso film di Nino Manfredi emigrante in Germania, che per integrarsi si tinge i capelli di biondo.(https://scenarieconomici.it/disoccupa-et-impera/)
Ovviamente alla Germania fa comodo attrarre nuove forze lavoro facilmente svalutabili, (minijob docet) non certo per solidarietà… anzi, il fatto che la Germania in primis, sia un polo d’attrazione anche per lavoratori qualificati provenienti dal sud Europa, crea un’ulteriore polarizzazione nell’area europea certamente NON ottimale, lasciando ai Paesi mediterranei  un deficit di risorse umane intellettuali…
Solo l’anno scorso secondo Destatis, (l’Istat tedesco) sono arrivati in Germania 100 mila lavoratori provenienti dall’Italia 40% rispetto dal 2011, Spagna 49% sempre rispetto all’anno precedente e 43% da Portogallo e Grecia.
Com’è possibile uniformare e distribuire equamente il lavoro in tutta l’area europea che prevede economie diverse, quando ciò non accade interamente a livello nazionale, visto i lavoratori meridionali nel Nord Italia?
Almeno in Italia siamo sempre andati avanti grazie ai trasferimenti di risorse a livello nazionale, ciò che NON accade e NON accadrà mai a livello continentale, quindi i partigiani del “più Europa!” si devono arrendere all’idea che il meccanico tedesco NON pagherà mai la cassa integrazione all’operaio greco…

Comunque se mi dovessero arrivare notizie di tedeschi in fila ad un ufficio di collocamento di Atene o di ricercatori inglesi in Basilicata allora sarà mia premura correggere quanto ho scritto…

 

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