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ALTERNATIVA PER L’ITALIA DÀ VOCE ALLE EMITTENTI LOCALI PRIVATE. L’INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI PAOLA DE PIN.

Come più volte ho avuto modo di sottolineare in questi articoli passati https://scenarieconomici.it/le-tv-locali-e-il-boicottaggio-dellarticolo-21-perpetrato-dallunione-europea-di-caterina-betti/ e https://scenarieconomici.it/pluralismo-dellinformazione-se-in-turchia-chiudono-130-media-in-italia-non-va-meglio/ le emittenti locali private sono l’ultimo margine di tutela e di applicazione del concetto di PLURALISMO DELL’INFORMAZIONE che ci rimane. L’applicazione dell’articolo 21 della Costituzione nell’ambito informativo è garantito dalla compresenza di emittenti pubbliche e private che possano “bilanciarsi” fra loro, solo nel momento in cui queste ultime sono messe in condizione di poter confrontarsi, alla pari, con le emittenti pubbliche. A maggior ragione, l’articolo 21 e l’articolo 5 della Costituzione sono sorretti dalle emittenti private LOCALI, che con il loro servizio di informazione e diffusione di pubblicità sul territorio danno spazio alle realtà e alle eccellenze locali, che altrimenti non troverebbero spazio in un’informazione nazionale troppo ampia da poterle sottolineare con la dovuta precisione. Dalla metà degli anni ’70 le tv locali hanno svolto questo compito con varie difficoltà, nate nell’anarchia, ma hanno saputo valorizzare i territori sotto gli aspetti culturali, sociali ed anche sotto quello politico ed economico.

Oggi si trovano a dover affrontare una situazione di precarietà assoluta per via di scellerate assegnazioni di frequenze ad esclusivo beneficio delle tv nazionali, che porta gli imprenditori a scegliere di “trasferire” la trasmissione dei contenuti su altre frequenze (in affitto, quindi con ulteriori costi, ad oggi, come sappiamo, difficilmente sostenibili) oppure a dover semplicemente rottamare la frequenza e smettere di lavorare. Forzatamente smettono la loro attività, non per la crisi economica (che già rendeva loro difficile il lavoro) ma perchè “si scopre” solo ora che le frequenze a loro assegnate interferiscono con quelle dei paesi limitrofi, mentre le associazioni di emittenti avevano già segnalato questo problema al momento delle assegnazioni.

La nostra Senatrice Paola De Pin ha lavorato e presentato un’interrogazione parlamentare su questo tema, dimostrando come Alternativa per l’Italia abbia a cuore i temi legati alle varie realtà sia nazionali che locali italiane e come comprenda l’importanza di una corretta e bilanciata informazione. Inutile aggiungere che non esistono norme europee a tutela delle emittenti, nell’ottica in cui del “piccolo” non ci si interessa, ma si pensa solo alla salvaguardia del “grande” imprenditore. Le realtà locali non hanno senso di esistere in un superstato nel quale il potere deve essere accentrato, e le forme di informazione locale potrebbero essere dannose e pericolose forme di dissenso. La Commissione ordina entro il 2020 la liberazione della banda 700 in vista delle (giuste) innovazioni tecnologiche nel campo della comunicazione. Il problema è arrivare pronti a questo passaggio, altrimenti le nostre tv locali, che già oggi rischiano di scomparire per i motivi sopra spiegati, verranno schiacciate sotto il peso di un cambiamento imposto entro una certa data che non terrà conto delle differenze situazionali dei vari paesi membri. Le direttive europee, lo sappiamo, vanno avanti e non aspettano chi rimane indietro; non c’è tolleranza, non c’è buonsenso.

 

Ecco l’interrogazione presentata dalla nostra Senatrice:

DE PIN – Al Ministro dello Sviluppo Economico, Al Ministro del Lavoro
Premesso che:
le emittenti private locali rappresentano un baluardo per il pluralismo dell’informazione, danno voce alle identità regionali e lavoro a migliaia di persone tra titolari, giornalisti, tecnici, personale amministrativo e commerciale;
nonostante la legge Mammì del 1990 prevedesse la riserva di 1/3 delle frequenze alle emittenti locali, nelle assegnazioni del 2009-2012 le frequenze assegnate all’Italia sono andate tutte ad emittenti nazionali e alle televisioni locali sono state attribuite solo frequenze che l’Italia aveva il divieto di usare perchè avrebbero interferito con quelle di altri Paesi limitrofi;
nei consessi internazionali di assegnazione delle frequenze ( a cura della ITU- International Telecommunication Union) nel 2006 all’Italia sono state assegnate un numero di frequenze molto superiore a quelle che ottennero le nazioni europee vicine (come Francia, Germania, Ex Jugoslavia, Inghilterra, Spagna) , per l’esattezza 25 frequenze a fronte delle 6-8 frequenze delle nazioni limitrofe, peraltro a titolo gratuito per venti anni, senza alcuna cautela o possibilità di revoca;
il danno per lo Stato a causa della mancata attuazione di una gara economica per l’assegnazione al miglior offerente delle frequenze in oggetto è quantificabile in circa due mila milioni di euro;
considerato che:
questa abbondanza nell’assegnazione fu dovuta solo alla presenza di centinaia di emittenti locali e i funzionari ministeriali usarono tale esistenza proprio come giustificazione per richiedere un maggior numero di frequenze;
la Commissione Europea dispone che entro il 2018 dovrà avere inizio la liberazione della banda cosiddetta 700 Mhz dove si trovano vari canali assegnati a Mediaset, Persidera, rete Capri, La7 ed Europa7;
ora si rischia di pagare copiosi indennizzi “da perdita di frequenze” che erano state già assegnate per vent’anni;
si chiede di sapere:
in quale modo il Governo pensa di poter garantire un futuro alle numerose emittenti private locali, dato che la soppressione delle frequenze le ha di fatto private del diritto garantito dall’art.21 della Costituzione;
ad assumere ogni iniziativa di competenza affinchè le problematiche in premessa descritte non mettano a rischio la sopravvivenza delle emittenti locali, con effetti negativi sull’esercizio della loro attività economica;
quali strumenti compensativi intenda adottare il Ministero per far sì che non ci siano aumenti di costo per proseguire il proprio lavoro e far sì che le emittenti private locali non siano espulse dal sistema a causa della monopolizzazione delle frequenze con conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro;
quali iniziative e controlli il Ministro interrogato ritenga opportuno adottare per rilevare se l’Agcom stia garantendo il fondamentale concetto di pluralismo dell’informazione così come evidenziato dalla Corte Costituzionale con la sentenza n.826 del 1988.

Roma, 28 settembre 2016

 
Per ora le frequenze a rischio sono più di un centinaio circa. Ma nessuna può sentirsi al sicuro. Chiediamo alle tv locali di supportarci in questa lotta, nel loro interesse. Finalmente qualcuno pronto a dar loro una voce nei luoghi dove si prendono le decisioni C’E’.

Caterina Betti

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