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AL SUPERMERCATO: BENVENUTI IN EUROZONA (di Giulio Betti)

In coda per pagare la spesa alla cassa di un supermercato, sento di fronte a me due persone lamentarsi dei loro stipendi. Le loro recriminazioni vertono sul fatto che le paghe non vengono aumentate da anni, e ristagnano. Trovandomi lì in fila, scopro nel corso della discussione che i due interlocutori sono lavoratori dipendenti dello stesso supermercato in cui stanno facendo la spesa. Uno dei due è il rappresentante sindacale dei dipendenti.

Ad un certo punto il sindacalista dice all’altro: “Sai qual’è il problema? E’ che sto chiedendo degli aumenti ai vertici da molto tempo, ma rispondono che oggi in Europa siamo in deflazione, i guadagni non permettono di fare aumenti, così dicono…. Il problema è proprio quello: non posso manco invocare l’inflazione per chiedere un aumento, come si poteva fare una volta, no? Mi ripetono sempre che oggi c’è deflazione, la gente compra meno, si incassa meno e lo stipendio rimane quello. Che fregatura, oh!”

A quel punto sento il dovere di intromettermi nella discussione. “Ma la bassa inflazione non era una manna dal cielo secondo i migliori economisti? Ma l’inflazione un po’ più alta non era quella che avrebbe distrutto gli stipendi? Benvenuti in Eurozona!”, dico ai due.

Non c’è stato bisogno di dire altro. Appena pronunciate queste parole, il sindacalista in particolare mi esprime tutto il suo disprezzo verso le istituzioni comunitarie europee, in maniera piuttosto accalorata e colorita.
Evidentemente è un sindacalista populista, uno dei peggiori nazionalisti xenofobi. Vergogna.
Viva la stabilità dei prezzi. Lunga vita alla BCE. Giannino lo dice sempre.

 

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